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Visualizzazione dei post da ottobre, 2022

Rallentare

Nelle ultime settimane avevo voglia di dare slancio a questo blog. Produrre post perché diventasse a tutti gli effetti un blog attivo e così ho fatto. Al momento in cui scrivo ci sono 30 post pronti (alcuni già pubblicati e altri no). Ora però mi rendo conto che quello che nel 2022 differenzia un blog da un social è il ritmo più lento. Per cui ho deciso di rallentare ulteriormente e di produrre solo un post a settimana in modo tale da consentire a tutti di recuperare i post precedenti e di leggere il post nella settimana, ma anche a me per dare spazio alla creatività. Quindi di base da oggi pubblicherò solo il post del venerdì. Salvo poi in alcuni casi eccezionali pubblicare anche altri post durante la settimana. Come sempre seguo  come guida quello che ho voglia di fare in quel momento.  Per il resto della settimana mi trovate invece sui miei canali social Ig ( @queen_titti ) e Twitter ( @queen_titti ) Alla prossima settimana! 

I may distroy you

È una serie molto particolare che ho scoperto grazie al podcast  TV Therapy ormai conosciutissimo da chi legge questo blog.   La serie è ambientata a Londra, con qualche piccolo sprazzo di Roma, città dove la protagonista si trovava in vacanza prima dei fatti narrati.   La protagonista, Arabella, giovane scrittrice è alle prese con il suo secondo romanzo, ma non sembra trovare l’ispirazione. Infatti nell’ultimo periodo ha dovuto affrontare alcuni momenti molto difficili dovuti a uno stupro che ha subito. Cercherà di non pensarci e di andare avanti con la sua quotidianità, ma il trauma subito continuerà a perseguitarla dovrà quindi iniziare a fare i conti con quello che le è successo, in quella occasione e nei momenti bui della sua vita che sembra aver rimosso, per riuscire poi a far ripartire l’ingranaggio della sua vita che sembrava ormai distrutto proprio su questo ultimo punto si sviluppa tutta la serie.   Arabella  nella serie non è mai sola, è sostenuta da...

Ho perso la voce

Ho perso la voce.  Qualche settimana fa ho rincominciato a insegnare. Non mi va di scrivere i dettagli, per tutelare la mia privacy e quella delle persone che mi circondano, per cui scriverò qui solo lo stretto necessario.  L’arrivo in classe è stato piuttosto traumatico: la scuola in cui sono stata nominata è molto diversa dalla precedente dove vi era un solido impianto organizzativo e un’utenza differente, inoltre sono stata chiamata per un tempo limitato ma in un periodo di grosse scadenze a cui dovermi attenere senza neanche avere modo prima di ambientarmi. Di base io reagisco male allo stress e alla fretta, ho bisogno del mio tempo, dei miei tempi che a volte ho l’impressione che non seguano mai quelli degli altri, su alcune cose vado nettamente più veloce, mentre su altre immensamente più lenta. In questo contesto molto caotico e stressante, a cui si aggiunge anche lo stress tipico del lavoro che sono tenuta a svolgere, il mio corpo, complice anche la stagione ...

Riepilogo serie tv viste nel mese di settembre 2022

Riepilogo delle serie tv viste nel mese di settembre  Ho proseguito Homeland di cui ho iniziato a parlarvi  qui. Riflessione aggiuntiva :  essendo arrivata alla 5ª stagione e avendone visto quindi due stagioni in più da quando ve ne ho parlato mi sento di aggiungere qui una piccola riflessione su un aspetto della serie che ho maturato guardandola, ma essendo la serie costituita da 8 stagioni non è ancora un punto di vista esaustivo. Riunirò poi tutte le riflessioni in un po’ successivo quando avrò finito la serie.  Una delle tematiche presenti in questa serie è quella della rappresentazione del disturbo bipolare da cui è affetta Carrie. Il disturbo è quel qualcosa che rende Carrie più brava e più sensibile di altri nello svolgere il lavoro di agente della CIA, ma al tempo stesso i suoi ritmi lavorativi e lo stress e la tensione che fanno parte del mestiere non la aiutano a gestire il suo disturbo che nelle circostanze più estreme esplode. Come se infondo...

Heartbreak High

Ho sentito parlare di questa serie Netflix da Giulia Gazzo ( @lunnylunnylunny ) e Emanuela Masia ( @emanuelamasia ) in un panel al festival delle serie tv, che si è svolto alla Triennale di Milano nelle giornate del 23, 24 e 25 settembre 2022.  Ne parlavano come esempio positivo di rappresentazione di unə personaggiə autisticə. Il che è molto vero, uno dei personaggi Quinni, è interpretato da Cloè Hayden ( @chloeshayden ), attrice autistica che non solo porta una parte di sé nell’interpretazione (un esempio su tutti è la sua rana, suo animale stimming, che compare in diverse scene del set), ma fornisce una rappresentazione fedele alla realtà e non stereotipata dell’autismo.  Heartbreack high è il reboot  di una serie omonima anni ‘90 (che si trova anch’essa su Netflix, ma non l’ho ancora vista per cui non so come sia e quali differenze ci siano con quella appena uscita di cui vi sto parlando) racconta le vicende di alcuni adolescenti di un liceo australiano....

Wanna

Mi sorprende come i post di questo blog alla fine si scrivano da soli. Ne ho due in mente da tantissimo tempo che si stanno sviluppando man mano, ma alla fine accade sempre qualcosa che mi colpisce e che mi spinge a scrivere di altro. Io questa corrente decido sempre di seguirla perché alla fine il senso di questo blog è proprio questo: ho deciso di aprirlo perché avevo delle idee e ho deciso di scriverle in un posto che mi garantisse più spazio rispetto a Instagram e Twitter (come spiego qui ). Non so dove mi conducano e dove mi portino e forse nemmeno mi interessa, per ora mi sto godendo il viaggio.    Wanna mi è capitata sotto gli occhi il giorno dopo che ho scritto  questo post dove vi parlavo dell’11 settembre 2001 e delle conseguenze che questo ha comportato. Mentre lo scrivevo infatti mi è venuta in mente una domanda che all’epoca feci a mia mamma “perché gli americani sono andati in Afghanistan a cercare Bin Laden e invece le persone truffate da Wanna Mar...

Libri che ho letto nel mese di settembre

 Come ogni mese ecco a voi i libri che ho letto nel mese precedente  Un complicato atto d'amore di Miriam Toews  Il romanzo è ambientato in una comunità mennonita dell’Est Village. La protagonista è Nomi, una ragazza di sedici anni che vive con il padre. Nomi è particolarmente insofferente alla realtà in cui vive e si mostra in modo molto ribelle bei confronti della comunità e in particolare di suo zio Hans, pastore della Chiesa mennonita del paese che governa la realtà in cui Nomi vive, nonché responsabile della improvvisa sparizione prima della sorella di Nomi e poi della madre. Nomi nonostante la sua insofferenza e il suo desiderio di voler lasciare quella realtà è combattuta perché non vuole lasciare il padre, fedele osservante, e una sua cara amica che si trova in ospedale. Il romanzo racconta proprio il tormento interiore di Nomi.  link affiliato:  https://amzn.to/3Cu1Jai L'eredità emotiva di Galit Atlas  “È la vita non analizzata degli altri che noi ...

Blonde: perché non mi è piaciuto

  Questo film mi incuriosiva molto perché ne avevo sentito pareri molto positivi da parte   di chi l’aveva visto al festival del cinema di Venezia. Quando è stato lanciato su Netflix a sentire i pareri negativi ero scettica: ho gusti poco convenzionali e pensavo che l’opinione pubblica si fosse schierata, non capendo, contro gli aspetti psicologici evidenziati nel film. Mi sbagliavo.   Il film è incredibilmente lento e disturbante. Racconta della vita di Marilyn in particolare mettendo il focus su gli aspetti più disturbanti della sua vita tratti dal romanzo Blonde di Joyce Carol Oates. Viene raccontata la sua infanzia, l’abbandono da parte dei genitori, la promiscuità sessuale, violenza sessuale e fisica, poligamia, due aborti di cui uno volontario e uno spontaneo. Inoltre il film ha una tecnica molto particolare di alternanza delle inquadrature e alternanza tra il bianco e il nero.   Giudizio mio personale che contiene spoiler:   L’alternanza tra bianco e nero...

Don’t worry darling

L’altra sera io e la mia amica Chiara siamo andate al cinema a vedere questo film.  È un thriller psicologico, ambientato un mondo che richiama gli  anni ‘50/‘60 in America, quindi quelli del boom economico, dove le donne non devono preoccuparsi d’altro che di pulire e cucinare, i ritmi sono sempre ben scanditi e ogni giornata è uguale all’altra e sembra il culmine del sogno americano tanto che sembra di essere perennemente dentro una pubblicità.    Questo film  mi ha richiamato molto ad altri due prodotti audiovisivi,  la donna perfetta e  tanti piccoli fuochi. Quello che accomuna tutti e tre è il desiderio di costruirsi una vita perfetta, dove tutto funziona con un ordine prestabilito senza lasciare spazio alla libera creatività e all’imprevisto, che al contrario viene respinto. Con il sopraggiungere di un imprevisto la realtà inizia a crollare e viene fuori tutta la malvagità  e la crudeltà che si nasconde dietro questo mondo a...

Tanti piccoli fuochi

Durante il primo lockdown ho letto il libro e ho visto la serie tv di “Tanti piccoli fuochi”, ve ne parlo qui perché insieme a  la donna perfetta è uno dei contenuti che ha condizionato il mio sguardo nel vedere “Don’t worry darling”.  Ma di cosa trattano il libro e la serie? Quali sono i punti in comune?  Siamo nel 1998 e ci troviamo a Shaker Heights in provincia di Cleveland, città dell’Ohio. Dove vive una comunità fondata su un insediamento Shaker e popolata da una maggioranza di benintenzionati democratici e abbienti, seguaci, anche se non proprio rigorosi, delle drastiche regole di vita stabilite dai loro predecessori.  La tematica è quella di una città dove tutto deve essere perfetto, dove gli abitanti sono scelti e nulla è lasciato al caso nemmeno l’altezza dell’erba. Tutto funziona tranquillamente fino all’arrivo di Mia  e sua figlia Pearl in città. Mia è una madre single che si dedica a lavori saltuari per portare avanti la sua attività art...