Durante il primo lockdown ho letto il libro e ho visto la serie tv di “Tanti piccoli fuochi”, ve ne parlo qui perché insieme a la donna perfetta è uno dei contenuti che ha condizionato il mio sguardo nel vedere “Don’t worry darling”.
Ma di cosa trattano il libro e la serie? Quali sono i punti in comune?
Siamo nel 1998 e ci troviamo a Shaker Heights in provincia di Cleveland, città dell’Ohio. Dove vive una comunità fondata su un insediamento Shaker e popolata da una maggioranza di benintenzionati democratici e abbienti, seguaci, anche se non proprio rigorosi, delle drastiche regole di vita stabilite dai loro predecessori.
La tematica è quella di una città dove tutto deve essere perfetto, dove gli abitanti sono scelti e nulla è lasciato al caso nemmeno l’altezza dell’erba. Tutto funziona tranquillamente fino all’arrivo di Mia e sua figlia Pearl in città. Mia è una madre single che si dedica a lavori saltuari per portare avanti la sua attività artistica di fotografa, viene assunta dalla famiglia Richardson come domestica.
Elena, la signora Richardson, ha quattro figli ed è il ritratto dello stereotipo della donna borghese americana. La situazione sembra procedere in modo lineare fino a che un’amica del club del libro di Elena, non decide di adottare clandestinamente, una bambina cinese, la cui madre però poco dopo si pente e da quel momento Elena e Mia si troveranno a discutere su due schieramenti contrastanti, Elena dalla parte della sua amica e Mia dalla parte della giovane mamma. Elena metterà in atto un vera e propria battaglia contro Mia per cercare di scoprirne il suo punto debole e metterla a tacere.
Nel mentre tutta l’impalcatura di perfezione che Elena aveva cercato duramente di costruirsi cade a picco, perché Mia e Pearl accendono piano piano “tanti piccoli fuochi” di autenticità all’interno della famiglia che non possono più essere spenti.
Nel libro rimangono aperti molti interrogativi e la vicenda lascia spazio alla libera interpretazione del lettore. Nella serie invece Elena ne esce di più come una figura negativa e si indaga di più anche sul suo passato e non solo su quello di Mia.
Così scrivevo su Instagram in un post dedicato alla serie il 12 giugno 2020
“Inizialmente l’ho amata molto e ho apprezzato molto anche come abbiano riadattato alcune parti per rendere meglio la narrazione a serie tv. Tuttavia sul finale, le ultime due puntate mi ha particolarmente delusa.
In particolare non ho gradito molto come abbiano fatto uscire dalla storia il personaggio di Elena (il mio personaggio preferito). Elena nel libro è una donna che vuole e pretende di essere perfetta in tutto quello che fa e in questa perfezione, come è naturale che sia, spesso ci si aggroviglia e aggroviglia le persone che stanno intorno, ma mentre nel libro Elena sbaglia per un eccesso di amore es. Ama talmente tanto la sua ultima figlia (Isabel) che finisce per “soffocarla” (ovviamente metaforicamente) nel tentativo di correggere tutto ciò che potrebbe nuocerle, nella serie invece Elena soffoca gli altri perché infondo sotto questa venatura di perfezione forzata si risveglia un’anima “cattiva”, dice più volte a Isabel che non la voleva e che non la ama, arriva quasi a tradire il marito, commette dei torti gravi per far cadere in cattiva luce chi le intralcia il cammino tutto questo per apparire come la “santa” della situazione... cosa che invece nel libro non appare minimamente (se si batte per certe questioni, nel libro, è solo per proteggere chi ama...) Tutto ciò mi ha interrogata moltissimo perché mi ha fatto chiedere: ma quindi non è credibile che una persona che tende alla perfezione infondo non sia cattiva? Non è credibile che una persona voglia fare la cosa giusta punto, senza voler nuocere agli altri, ma volendo semplicemente proteggerli?
Nelle prime puntate questo aspetto di Elena emerge benissimo e anzi viene reso molto bene, ma poi viene rovinato tragicamente dal finale. Per cui consiglio tantissimo il libro e le prime 4 puntate della serie... si possono tranquillamente sorvolare le ultime 4... “
Onestamente non lo so se adesso, due anni dopo, rivedendo la serie la penserei allo stesso modo e proverei le stesse sensazioni probabilmente no, ne proverei altre. La cosa importante però è che questo libro e questa serie fanno interrogare sulla stessa questione posta da “la donna perfetta”, meglio l’illusione di un mondo perfetto o un mondo autentico e imperfetto?
Qui però la questione si fa ancora più sottile perché lo scenario è verosimile e quindi tocca ancora più nel profondo le corde di chiunque e lascia davvero spazio perché ognuno possa fare i conti con la propria realtà.
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