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6 marzo 2024

Ci sono tanti momenti drammatici che costituiscono la narrazione di una tragedia . Quando sono tornata a casa da scuola e ho visto l’ambulanza. Quando mentre mi avvicinavo all’ambulanza mi hanno fermata e mi hanno detto che stavano soccorre te, mia mamma, e di non avvicinarmi. Quando ho dovuto chiamare mio padre e dirgli quello che stava succedendo e che io stessa non stavo capendo. Quando una mia vicina di casa inavvertitamente mi ha detto che eri caduta dal balcone non sapendo che ancora non ne ero a conoscenza. Quando sono salita a casa di una mia amica ignara di quello che sarebbe successo con il cuore nello stomaco. Quando il pomeriggio correva e io ancora non sapevo dare un nome a cosa stava succedendo, ma in cuor mio già sapevo. Quando è arrivato mio padre a prendermi, ci siamo seduti sul divano e ha detto “la mamma non c’è più”. Quando sono venuta a vederti in obitorio. Quando mi è stato detto com’eri morta. Quando, dopo il funerale, la tua bara è scesa giù nel terreno.  E ...
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Il silenzio del 27 gennaio (2024)

Scrivo questo post perché ho visto su Ig molti lamentarsi di una scarsità di contribuiti in relazione alla giornata di ieri.  Io nella mia bolla contenuti ne ho visti eccome.  Però nella stessa bolla ho visto anche tante persone che lamentavano un vuoto di contenuti. Non lo so, la bolla è strana.  Ma il vuoto che molti hanno notato io lo spiegherei così: non si può non condividere i contenuti sulla shoah e non pensare a quello che sta accadendo proprio ora a Gaza.  Molti infatti nella mia bolla hanno parlato del fatto che gli sembrasse “inappropriato” postare contenuti per la giornata della memoria proprio mentre si sta compiendo a Gaza il massacro.  Io, come ho scritto ad alcuni di loro, amplierei ancora di più lo sguardo: gli avvenimenti di Gaza sono diretti figli della Shoah e di quel antisemitismo che ha caratterizzato l’Europa per molti secoli. Da qualche anno seguo dei profili di donne israeliane (perché in generale mi affascina su IG seguire p...

Il ragazzo e l’airone: mia (personalissima) interpretazione dell’ultimo film dello studio Ghibli

Condivido qui le mie riflessioni dopo la visione del film, preciso che ovviamente ci saranno spoiler, quindi va da sé che se non hai ancora visto il film e non vuoi sapere i dettagli sei libero di ritornare qui dopo la visione. Per ora vi dico soltanto che è un film che ho amato moltissimo soprattutto per le sue metafore sulla vita e sulla morte.  Riassumo a grandi linee la trama per chi non ha intenzione di guardare il film o non ha paura degli spoiler:  Il film è estremamente intricato e la sua comprensione non è immediata, la trama di per sé è molto semplice: racconta di un ragazzo che durante la guerra (presumo la seconda guerra mondiale, ma questo dettaglio non viene specificato) perde la madre a causa di un incendio nell’ospedale presso il quale lavorava, dopo un po’ di tempo il ragazzo si trasferisce insieme al padre a casa della sua nuova matrigna, incinta. In questa casa c’è un airone che vuole assolutamente portarlo in tutti i modi in un mondo magico dove ri...

La casa di carta

In estremo ritardo rispetto al resto della popolazione globale lo scorso mese mi sono decisa a vedere la Casa di Carta. Una serie a cui non mi ero mai avvicinata perché io sono quella  a cui piace Sex and the City, Emily in Paris, Gossip Girl decisamente non una da serie d’azione sui criminali, invece anche in questo caso, come è accaduto anche per altre serie che inizialmente non credevo fossero molto nelle mie corde, mi sbagliavo.  La casa di Carta mi ha tenuta incollata allo schermo per giorni. Mi sono immedesimata nei personaggi e mi sono lasciata guidare insieme a Raquel (alias Lisbona) prima e poi da Alicia Sierra nella fatidica domanda che queste due donne ispettore si ritrovano a porsi a un certo punto della narrazione: ma dov’è il bene? Chi sono i buoni? Chi ha ragione? Chi vuole il mio vero bene e chi mi usa invece come una pedina?  Se fai parte di quella rarità di persone che non hanno ancora visto la Casa di Carta ti spiego subito di che cosa sto par...

Parole nuove

Negli ultimi due anni ho iniziato a segnarmi tutte le parole/espressioni che incontravo e di cui mi accorgevo di non conoscerne con precisione il significato .  L’ispirazione mi è venuta grazie alla  dott.ssa Andreoli  che su Instagram e nei suoi interventi pubblici sottolinea sempre l’importanza di ampliare e arricchire costantemente il proprio lessico. L’altro giorno, aggiungendo una nuova parola, ho deciso qui di condividerle con voi in una serie di post che usciranno con cadenza più o meno regolare così da darmi la possibilità di ripassarle e magari di far scoprire anche a voi parole nuove. Monorematica: enunciato linguistico composto da una sola unità avente significato autonomo  Polirematica: sintagma costituito da due o più parole con significato autonomo rispetto ai singoli termini che lo costituiscono  Sintagma: unità significativa autonoma. Es. Pietro è affezionato a Paolo. => Pietro- è affezionato- a Paolo.  valore Denotativo: riferimento a...

Il giardino delle Vergini Suicide

Perché cinque sorelle decidono di suicidarsi?  Questo è l’interrogativo su cui si basa  il film “Il giardino delle vergini suicide”.  Lo volevo vedere da tanto tempo perché è il film preferito di una grande esperta di cinema che seguo su Instagram ( @julietvampire ),  ma al tempo stesso mi faceva paura. Mi faceva paura perché il suicidio non è una corda come un’altra per me, è un tasto dolente. Non volevo che venissero fuori aspetti che potevano risultare per me eccessivamente dolorosi. Fortunatamente non è stato così.  Trama:  La voce narrante del film è un gruppo di ragazzi, adolescenti ai tempi dei fatti raccontati. I ragazzi erano particolarmente affascinati da cinque ragazze che abitavano nel loro vicinato. Cinque sorelle molto particolari  e misteriose che uscivano di casa solo per andare a scuola e in chiesa.  Ben presto però anche l’attenzione pubblica inizia a essere molto interessata alla loro famiglia inseguito al tentativo di...

V13

Come si svolge il processo di un attentato terroristico? A questa domanda risponde in modo esaustivo Emmanuel Carrère nella sua ultima pubblicazione: V13.  V13 è una sigla che sta a indicare venerdì 13, in riferimento agli attentati di Parigi del 13 novembre 2015.  Il libro infatti è una narrazione puntuale di quello che è accaduto durante il processo visto attraverso i suoi occhi.  Tutta la prima parte è estremamente toccante perché racconta il vissuto delle vittime sopravvissute e dei loro parenti che si sono costituiti al processo come parti civili. È impressionante leggere di come alcune di queste vittime, per quanto siano state toccate da una situazione così tragica, abbiano estrema fiducia nel processo come strumento che permetta agli attentatori di spiegare che cosa volevano dire attraverso questo attentato e qual era la verità che volevano così tanto che venisse ascoltata da uccidere così tante persone innocenti per potersi fare sentire.  Impressi...