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Il silenzio del 27 gennaio (2024)

Scrivo questo post perché ho visto su Ig molti lamentarsi di una scarsità di contribuiti in relazione alla giornata di ieri. 

Io nella mia bolla contenuti ne ho visti eccome. 

Però nella stessa bolla ho visto anche tante persone che lamentavano un vuoto di contenuti. Non lo so, la bolla è strana. 

Ma il vuoto che molti hanno notato io lo spiegherei così: non si può non condividere i contenuti sulla shoah e non pensare a quello che sta accadendo proprio ora a Gaza. 

Molti infatti nella mia bolla hanno parlato del fatto che gli sembrasse “inappropriato” postare contenuti per la giornata della memoria proprio mentre si sta compiendo a Gaza il massacro. 

Io, come ho scritto ad alcuni di loro, amplierei ancora di più lo sguardo: gli avvenimenti di Gaza sono diretti figli della Shoah e di quel antisemitismo che ha caratterizzato l’Europa per molti secoli. Da qualche anno seguo dei profili di donne israeliane (perché in generale mi affascina su IG seguire persone che vivono vite molto diverse dalla mia per cui seguo persone di ogni tipo di cultura e religione) e mi ha toccato molto nei giorni successivi all’attentato di Hamas mentre l’esercito si stava armando e i loro mariti partivano per il fronte sentire loro dire “la differenza tra oggi e il primo giorno della shoah è quella che oggi possiamo difenderci” e poi ancora anche giorno dopo, dopo che tutti i media si indignavano nei confronti di quanto Israele stava facendo “il resto del mondo ci odia, è per questo che ci criticano”. Queste parole mi hanno fatto pensare. Inizialmente le vedevo molto miopi, in particolare l’ultima frase che ho citato mi aveva fatto proprio saltare: “ma come non accorgi che siete voi i carnefici! Sono i palestinesi che si devono difendere da voi, non il contrario!”, ma poi mi sono detta che forse era molto facile per me giudicare dall’alto del mio divano situato in un paese dell’Occidente non in guerra e dal quale non mi devo preoccupare per me e per i miei cari. Mi sono anche chiesta perché di queste frasi e mi sono resa conto che infondo la responsabilità di tutti quei morti di Gaza è nostra. Nostra come occidentali. Nostra come Europei. Nostra come italiani. Mia anche se sono nata decenni dopo. 

Perché per secoli per futili motivi abbiamo deciso che gli ebrei erano persone di serie B fino ad arrivare a volerli sterminare e poi gli abbiamo dato il contentino di dargli uno stato senza curarci del fatto che neanche quello Stato fosse nostro, pensando quindi di poterne disporre come ci pareva a noi e li abbiamo illusi così tanto da farli combattere per un diritto che li abbiamo illusi di avere e ora fanno a Gaza esattamente quello che gli abbiamo insegnato a fare noi. 

Siamo noi i cattivi. Siamo noi i colpevoli. Ma non tutti sono disposti ad ammetterlo ed è per questo che tacciono. Tacciono perché non sono disposti a dire che il male che abbiamo generato non è finito il 27 gennaio del 1945, ma ha avuto delle conseguenze. Conseguenze che non sappiamo se e quando finiranno. Tacciono perché ci siamo illusi per decenni di poter fare memoria il 27 gennaio parlando del male degli altri, oggi invece è chiaro che quel male lì non è degli altri e non lo è mai stato, ma è di tutti noi. 

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