In estremo ritardo rispetto al resto della popolazione globale lo scorso mese mi sono decisa a vedere la Casa di Carta. Una serie a cui non mi ero mai avvicinata perché io sono quella a cui piace Sex and the City, Emily in Paris, Gossip Girl decisamente non una da serie d’azione sui criminali, invece anche in questo caso, come è accaduto anche per altre serie che inizialmente non credevo fossero molto nelle mie corde, mi sbagliavo.
La casa di Carta mi ha tenuta incollata allo schermo per giorni. Mi sono immedesimata nei personaggi e mi sono lasciata guidare insieme a Raquel (alias Lisbona) prima e poi da Alicia Sierra nella fatidica domanda che queste due donne ispettore si ritrovano a porsi a un certo punto della narrazione: ma dov’è il bene? Chi sono i buoni? Chi ha ragione? Chi vuole il mio vero bene e chi mi usa invece come una pedina?
Se fai parte di quella rarità di persone che non hanno ancora visto la Casa di Carta ti spiego subito di che cosa sto parlando: la Casa di Carta è una serie tv spagnola di Netflix che si articola in cinque stagioni. In queste cinque stagioni vengono progettate e messe in atto due rapine molto pretenziose: la prima alla zecca di stato spagnola e la seconda alla banca centrale di Spagna. Colui che orchestra e monitora dall’esterno le due rapine viene denominato “il professore”. Il professore è un intellettuale con una coscienza eclettica sconfinata su moltissimi argomenti e recluta professionisti del settore delle rapine per tutta la Spagna per riuscire a realizzare i sogni incompiuti del padre e del fratello, ladri per professione.
Il professore impone ai membri della banda della rapina di non dare spazio a legami sentimentali e confidenziali per questo i vari componenti della banda dovranno avere il soprannome di un nome di città: Berlino, Tokyo, Nairobi, Helsinki etc… tuttavia il professore stesso farà fatica ad attenersi alla regola confidenziale finendo quasi per stravolgere il suo piano per una questione sentimentale.
La voce narrante delle vicende è ToKyo, una delle componenti della banda.
Mi è piaciuta?
Premetto subito che non posso evitare di fare spoiler per cui se non l’hai vista pensi di vederla e non ti fa piacere conoscere in anteprima alcuni dettagli della serie, fermati qui, questo post sarà sempre qui sul mio blog ad aspettarti se desideri ritornarci dopo la visione, se invece conosci bene le vicende narrate o non temi gli spoiler, prosegui pure.
Moltissimo.
Tanto per cominciare è una serie che, malgrado quanto il genere e la trama possano fare presagire, accoglie dentro una “famiglia” felice. I personaggi sono contenti di essere lì e di stare insieme, nonostante abbiano i vissuti più dolorosi che si possano immaginare ritrovano gli uni negli altri un luogo sicuro da poter chiamare casa. Questo però oltre che a essere ovviamente a mio parere un grande punto di valore della serie è anche una grande red flag perché richiama moltissimo alle dinamiche di tipo settario e infondo la banda in qualche mondo è una setta del dio Denaro.
Certo con l’intenzione di non rubare niente a nessuno e di non uccidere nessuno, ma creare nuove ricchezze stampando soldi non preesistenti e rendendo un’illusione risorsa. Ma è pur sempre una dinamica settaria.
I componenti della banda all’interno della Zecca di Stato prima e poi della Banca Centrale vivono un susseguirsi di emozioni che in casi normali avvengono in una vita intera, morte, sacrificio, paura, sorpresa, amore, tradimenti, fare i conti con le proprie debolezze, le proprie responsabilità, i propri talenti e sfruttarli al meglio per sopravvivere, non essere arrestati e raggiungere i propri risultati.
I miei personaggi preferiti, per motivi diversi tra loro sono : Tokyo, Raquel e Alicia.
Tokyo perché imprevedibile, con forti sbalzi di umore, che ricordano tra le righe quelle del disturbo bipolare (anche se non viene in alcun modo esplicitato nella serie). Ama più di tutti e arriva a odiare e a chiamar vendetta più di tutti. Le sue emozioni sono ciò che guida e governa sempre la sua persona senza che questo crei per lei motivo di imbarazzo, al contrario lascia che queste la trascinino senza scendere mai a compromessi. (adoro ❤️)
Raquel, forse il mio personaggio preferito in assoluto, perché è anche quello più strutturato e complesso di tutta la serie. Nelle prime due stagioni è il nemico, l’ispettore incaricato di negoziare con i rapinatori della Zecca di Stato. Una donna in gamba con molte qualifiche che si ritrova a capo di un’istituzione prettamente maschile e riesce a tenere testa a chiunque entri in contatto con lei, apparentemente una iron lady a tutti gli effetti. Piano piano però si svela che dietro la sua parvenza di ferro si nasconde anche un’anima fragile e ferita, appena uscita dal divorzio con un uomo violento che cerca in tutti modi di tener lontano da lei e dalla figlia e con una madre che accenna i primi sintomi di una demenza senile. Per questi motivi è anche fragile e vulnerabile. Il Professore inizialmente fa breccia in questa sua vulnerabilità per rendere possibile la sua rapina, avvicinandosi all’ignara ispettore diventando amici per poterle mettere un microfono nel telefono e poter così in qualche modo controllare le due mosse, quello che però non era stato preventivato neanche dal Professore (che fino a quel momento aveva condotto la rapina con una precisione e premeditazione impeccabile) è che i due si sarebbero innamorati. Raquel infatti ignara per ben una stagione e mezza della vera identità del Professore rimane affascinata dal suo essere galante e estremamente rispettoso delle donne e dell’umanità in generale, tant’è che fino all’ultimo secondo stenta a credere che sia lui l’artefice della rapina. Una volta scoperta la sua identità però la situazione è talmente ingarbugliata e compromessa che lei stessa risulta implicata nella rapina così è costretta a farsi da parte. La rapina riesce. Lei decide di uscire dal corpo di polizia e tramite un codice nascosto in delle cartoline che i due innamorati si erano scambiati un anno dopo riesce a raggiungere il professore latitante e a vivere la loro storia d’amore.
Nella seconda rapina, che viene raccontata a partire dalla terza stagione fino alla conclusione della serie, è pertanto un membro effettivo della banda, inizialmente all’esterno a fianco del Professore e poi all’interno della Banca. Nel corso di queste tre ultime stagioni dovrà fare i conti con chi era, con chi è adesso e con chi diventerà in futuro e in che modo vivere la sua relazione con il Professore.
Alicia, di lei spero di poter parlare più diffusamente in un altro post, perché anche lei è un personaggio molto complesso, che mi ha inquitantemente affascinata. Alicia è l’ispettore di polizia incaricato di negoziare durante la seconda rapina, è molto diversa da Raquel: è incinta e si presenta inizialmente come una donna dolcissima, che rivela presto però la sua estrema follia, così estrema che fa il giro e diventa spesso genialità, ma che passa anche estremismi altamente biasimabili. Alicia è letteralmente la personificazione dell’ossimoro: dolce e crudele al tempo stesso. Ma dietro la sua crudeltà si cela una donna estremamente ferita, incinta del suo defunto marito, la cui morte è sconosciuta persino ai suoi più stretti collaboratori, sola al mondo e apparentemente disposta a tutto per riuscire a far riconoscere il suo valore, perché per lei battere l’avversario è una questione personale, vive dell’energie altrui. Tutto questo però la fa anche la preda perfetta per fare da capio espiatorio e infine soltanto il Professore riuscirà a valorizzarne a pieno i suoi talenti e mostrarle un altro modo per sfruttarli, poco importa in questo contesto (dato che di serie tv di finzione sto parlando) che sia per passare anche lei come Raquel nella squadra del Professore e quindi per diventare una criminale, perché solo così Alicia riuscirà a scoprire veramente sé stessa e a utilizzare le sue doti per una buona causa e non per torturare l’avversario.
In sintesi come dicevo nell’incipit di questo articolo questa serie è molto preziosa perché obbliga a fare i conti con la complessità della realtà. La definizione di buoni e cattivi non è mai qualcosa di scontato, per fare chiarezza la serie guida lo spettatore a poco a poco a comprendere le ragioni dei personaggi e del perché compiano alcune scelte che alle volte non sono universalmente condivisibili (anzi quasi mai) però sono comprensibili perché si spiegano all’interno del loro vissuto.
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