Perché cinque sorelle decidono di suicidarsi?
Questo è l’interrogativo su cui si basa il film “Il giardino delle vergini suicide”.
Lo volevo vedere da tanto tempo perché è il film preferito di una grande esperta di cinema che seguo su Instagram (@julietvampire), ma al tempo stesso mi faceva paura. Mi faceva paura perché il suicidio non è una corda come un’altra per me, è un tasto dolente. Non volevo che venissero fuori aspetti che potevano risultare per me eccessivamente dolorosi.
Fortunatamente non è stato così.
Trama:
La voce narrante del film è un gruppo di ragazzi, adolescenti ai tempi dei fatti raccontati. I ragazzi erano particolarmente affascinati da cinque ragazze che abitavano nel loro vicinato. Cinque sorelle molto particolari e misteriose che uscivano di casa solo per andare a scuola e in chiesa.
Il film non da una risposta al suicidio delle ragazze. Perché infondo il suicidio in sé è una domanda aperta: si può solo rimanere stupiti e disorientati come i ragazzi che ci narrano la vicenda. Si possono solo fare delle ipotesi, ma nessuno può conoscere autenticamente cosa si cela dietro la vera intenzionalità del gesto.
Un’altra tematica significativa che emerge forse pioniera sui tempi (o forse infondo no) è la fragilità degli adulti, in questo caso dei genitori delle ragazze.
I genitori delle cinque ragazze infatti apparentemente molto religiosi e anche molto rigidi, compiono azioni che sembrano prive di senso, non orientate a fini educativi quanto a un desiderio di controllo delle figlie e il loro essere palesemente disorientati rispetto a come crescere cinque figlie e come sopportare il dolore, così impongono punizioni e divieti insensati e crudeli per impedire la perdita/perdizione delle loro figlie, con il risultato però che alla fine queste trovano un modo di uscire dalla gabbia che è doloroso per tutti.
Ora i film, e tanto meno la realtà (dato che il film è ispirato a una storia vera), non si fanno con i sé e con ma, per cui evidentemente l’educazione repressiva non è l’unica causa e il suicidio non è nemmeno l’unica via di uscita da una situazione di questo tipo, forse però, se un insegnamento da questo film si può trarre, è che l’educazione necessita di senso. La severità se non ha uno scopo preciso di guida è dannosa tanto quanto un atteggiamento permissivo.
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