Condivido qui le mie riflessioni dopo la visione del film, preciso che ovviamente ci saranno spoiler, quindi va da sé che se non hai ancora visto il film e non vuoi sapere i dettagli sei libero di ritornare qui dopo la visione. Per ora vi dico soltanto che è un film che ho amato moltissimo soprattutto per le sue metafore sulla vita e sulla morte.
Riassumo a grandi linee la trama per chi non ha intenzione di guardare il film o non ha paura degli spoiler:
Il film è estremamente intricato e la sua comprensione non è immediata, la trama di per sé è molto semplice: racconta di un ragazzo che durante la guerra (presumo la seconda guerra mondiale, ma questo dettaglio non viene specificato) perde la madre a causa di un incendio nell’ospedale presso il quale lavorava, dopo un po’ di tempo il ragazzo si trasferisce insieme al padre a casa della sua nuova matrigna, incinta. In questa casa c’è un airone che vuole assolutamente portarlo in tutti i modi in un mondo magico dove rincontrerà sua madre, lui accetterà soltanto dopo la scomparsa della sua matrigna. Arriverà in un mondo che è una sorta di mondo ultraterreno nel quale troverà degli alleati, ma anche dei nemici da dover combattere, per poi riuscire infine a tornare a casa con la sua matrigna.
Interpretazione mia personale: il film è una grande metafora della vita e della morte.
La morte che ci può trovare all’improvviso come accade alla madre del protagonista. Ritrovarsi in una situazione nuova con una nuova matrigna che aspetta un bambino e vorrebbe farsi chiamare madre di certo scombussola il protagonista e lo richiama a quanto è successo alla madre. Tant’è che il protagonista cercherà in tutti i modi di far notare il suo dolore arrivando persino ad auto-ferirsi con una pietra, per rendere il suo dolore psicologico anche fisico. L’allontanamento della matrigna nel mondo dei morti per me è da interpretare come l’andare in ospedale, luogo che al protagonista richiama il regno dei morti proprio perché la madre è lì che è morta e infatti proprio nel regno dell’aldilà ritroverà la matrigna in travaglio.
All’arrivo nel regno dei morti il protagonista si trova di fronte a una giovane donna che ha il compito di nutrire pescando le future anime destinate a nascere, che però devono affrontare le insidie dei pellicani prima di effettivamente riuscire ad arrivare nel mondo terrestre e sarà lì che arriverà a salvare le anime una dea, la dea del fuoco, che da questo momento diventerà essenziale per il protagonista.
Inoltre importante è anche la scena successiva dove il ragazzo va arrabbiato dal pellicano ferito in punto di morte, il pellicano supplica il ragazzo di dargli il colpo di grazia, ma quest’ultimo invece vuole capire il perché del suo comportamento e la risposte che da è che questo è il ruolo che gli è stato assegnato. Questa frase mi ha ricordato molto i soldati in guerra, che feriscono e combattono interpretando un ruolo, perché è il loro dovere al quale vorrebbero sottrarsi, ma non possono perché la logica della guerra lo impedisce.
Tornando a noi il ragazzo cerca inseguito di cercare da sé la sua matrigna pensando di non potersi fidare di nessuno, tantomeno dell’airone che inizialmente non sembra proprio un suo alleato. Questo però lo porterà a finire in mano a dei carnefici dai quali verrà salvato solo dalla dea del fuoco. Dea del fuoco che lo porta ad assistere alla matrigna in travaglio.
La situazione del travaglio però scombussola il mondo ultraterreno e secondo me è da intendere anche come uno sconvolgimento psicologico del protagonista che sente di tradire la madre gioendo del procedere della vita e quindi sente la nascita di questo bambino come un crollo inevitabilmente dell’equilibrio che si era creato fino a quel momento e il fare i conti con il fatto che sua madre sia morta.
Dopo infatti diverse riflessioni del prozio del protagonista che nel film interpreta anche il ruolo di una sorta di padre eterno (e probabilmente rappresenta anche il mentore dell’autore del film) e l’aiuto della dea del fuoco il protagonista torna nel mondo reale con la sua matrigna, la dea del fuoco e la pescatrice. La dea del fuoco si rivelerà poi la madre e quindi colei che definisce come sorella la nuova matrigna e aveva proprio accompagnato il figlio a vedere nascere il fratellino dandogli una sorta di permesso ad andare avanti anche a lui nella sua vita e a gioire delle cose. E la pescatrice si rivelerà poi essere una delle vecchie domestiche del protagonista che lo aveva anche accompagnato all’inizio del viaggio.
All’uscita del protagonista e della matrigna nel mondo reale crolla la torre attraverso cui erano entrati, simboleggiando il parto, ma anche una rottura netta tra presente e passato.
Per ultimo mi ha stupito molto come il ragazzo dopo il viaggio dimostri la sua maturità essendo contento che anche i pellicani si siano salvati, avendo compreso che il ruolo che interpreti spesso non coincide con la persona che sei.
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