Passa ai contenuti principali

Il ragazzo e l’airone: mia (personalissima) interpretazione dell’ultimo film dello studio Ghibli

Condivido qui le mie riflessioni dopo la visione del film, preciso che ovviamente ci saranno spoiler, quindi va da sé che se non hai ancora visto il film e non vuoi sapere i dettagli sei libero di ritornare qui dopo la visione. Per ora vi dico soltanto che è un film che ho amato moltissimo soprattutto per le sue metafore sulla vita e sulla morte. https://drive.google.com/uc?export=view&id=1mtrRUWsLPkWMdNirT4pKIORRThGHJ7fe

Riassumo a grandi linee la trama per chi non ha intenzione di guardare il film o non ha paura degli spoiler: 

Il film è estremamente intricato e la sua comprensione non è immediata, la trama di per sé è molto semplice: racconta di un ragazzo che durante la guerra (presumo la seconda guerra mondiale, ma questo dettaglio non viene specificato) perde la madre a causa di un incendio nell’ospedale presso il quale lavorava, dopo un po’ di tempo il ragazzo si trasferisce insieme al padre a casa della sua nuova matrigna, incinta. In questa casa c’è un airone che vuole assolutamente portarlo in tutti i modi in un mondo magico dove rincontrerà sua madre, lui accetterà soltanto dopo la scomparsa della sua matrigna. Arriverà in un mondo che è una sorta di mondo ultraterreno nel quale troverà degli alleati, ma anche dei nemici da dover combattere, per poi riuscire infine a tornare a casa con la sua matrigna. 



Interpretazione mia personale: il film è una grande metafora della vita e della morte. 

La morte che ci può trovare all’improvviso come accade alla madre del protagonista. Ritrovarsi in una situazione nuova con una nuova matrigna che aspetta un bambino e vorrebbe farsi chiamare madre di certo scombussola il protagonista e lo richiama a quanto è successo alla madre. Tant’è che il protagonista cercherà in tutti i modi di far notare il suo dolore arrivando persino ad auto-ferirsi con una pietra, per rendere il suo dolore psicologico anche fisico. L’allontanamento della matrigna nel mondo dei morti per me è da interpretare come l’andare in ospedale, luogo che al protagonista richiama il regno dei morti proprio perché la madre è lì che è morta e infatti proprio nel regno dell’aldilà ritroverà la matrigna in travaglio. 

All’arrivo nel regno dei morti il protagonista si trova di fronte a una giovane donna che ha il compito di nutrire pescando le future anime destinate a nascere, che però devono affrontare le insidie dei pellicani prima di effettivamente riuscire ad arrivare nel mondo terrestre e sarà lì che arriverà a salvare le anime una dea, la dea del fuoco, che da questo momento diventerà essenziale per il protagonista. 

Inoltre importante è anche la scena successiva dove il ragazzo va arrabbiato dal pellicano ferito in punto di morte, il pellicano supplica il ragazzo di dargli il colpo di grazia, ma quest’ultimo invece vuole capire il perché del suo comportamento e la risposte che da è che questo è il ruolo che gli è stato assegnato. Questa frase mi ha ricordato molto  i soldati in guerra, che feriscono e combattono interpretando un ruolo, perché è il loro dovere al quale vorrebbero sottrarsi, ma non possono perché la logica della guerra lo impedisce. 

Tornando a noi il ragazzo cerca inseguito di cercare da sé la sua matrigna pensando di non potersi fidare di nessuno, tantomeno dell’airone che inizialmente non sembra proprio un suo alleato. Questo però lo porterà a finire in mano a dei carnefici dai quali verrà salvato solo dalla dea del fuoco. Dea del fuoco che lo porta ad assistere alla matrigna in travaglio. 

La situazione del travaglio però scombussola il mondo ultraterreno e secondo me è da intendere anche come uno sconvolgimento psicologico del protagonista che sente di tradire  la madre  gioendo del procedere della vita e quindi sente la nascita di questo bambino come un crollo inevitabilmente dell’equilibrio che si era creato fino a quel momento e il fare i conti con il fatto che sua madre sia morta. 

Dopo infatti diverse riflessioni del prozio del protagonista che nel film interpreta anche il ruolo di una sorta di padre eterno (e probabilmente rappresenta anche il mentore dell’autore del film) e l’aiuto della dea del fuoco il protagonista torna nel mondo reale con la sua matrigna, la dea del fuoco e la pescatrice. La dea del fuoco si rivelerà poi la madre e quindi colei che definisce come sorella la nuova matrigna e aveva proprio accompagnato il figlio a vedere nascere il fratellino dandogli una sorta di permesso ad andare avanti anche a lui nella sua vita e a gioire delle cose. E la pescatrice si rivelerà poi essere una delle vecchie domestiche del protagonista che lo aveva anche accompagnato all’inizio del viaggio. 

All’uscita del protagonista e della matrigna nel mondo reale crolla la torre attraverso cui erano entrati, simboleggiando il parto, ma anche una rottura netta tra presente e passato. 

Per ultimo mi ha stupito molto come il ragazzo dopo il viaggio dimostri la sua maturità essendo contento che anche i pellicani si siano salvati, avendo compreso che il ruolo che interpreti spesso non coincide con la persona che sei. 

Commenti

Post popolari in questo blog

I may distroy you

È una serie molto particolare che ho scoperto grazie al podcast  TV Therapy ormai conosciutissimo da chi legge questo blog.   La serie è ambientata a Londra, con qualche piccolo sprazzo di Roma, città dove la protagonista si trovava in vacanza prima dei fatti narrati.   La protagonista, Arabella, giovane scrittrice è alle prese con il suo secondo romanzo, ma non sembra trovare l’ispirazione. Infatti nell’ultimo periodo ha dovuto affrontare alcuni momenti molto difficili dovuti a uno stupro che ha subito. Cercherà di non pensarci e di andare avanti con la sua quotidianità, ma il trauma subito continuerà a perseguitarla dovrà quindi iniziare a fare i conti con quello che le è successo, in quella occasione e nei momenti bui della sua vita che sembra aver rimosso, per riuscire poi a far ripartire l’ingranaggio della sua vita che sembrava ormai distrutto proprio su questo ultimo punto si sviluppa tutta la serie.   Arabella  nella serie non è mai sola, è sostenuta da...

Ciao Elisabetta

Ciao Elisabetta,  Di sicuro nessuno ti ha mai chiamata così eh? Perché chi aveva il permesso di chiamarti per nome ti avrà chiamata Elisabeth.  Eppure per ricordarti ho deciso di bandire ogni formalismo e ogni distanza in questa Lettere per cui ti chiamo Elisabetta.  Mi sei sempre stata cara perché mi ricordavi tanto la mia cara nonna Elisabetta, nata anche lei nell’aprile del 1926, ma che, purtroppo, non è stata longeva quanto te ed è morta all’età che ha oggi tuo figlio,  re Carlo III.   Non l’ho quasi conosciuta, è morta che frequentavo l’ultimo anno di asilo e di lei mi ricordo solo l’affetto che ci legava.  Saperti a Buckingam Palace mi faceva pensare, affettivamente parlando, di averci ancora una nonna e oggi è come se avessi perso un pezzettino di lei.  Ti ho sempre ammirata, perché in me non è mai passata la fissazione per i re, le regine e le principesse che di solito passa con la fine dell’infanzia (tant’è che il mio nick name su ...

Perché Be-real non mi piace e non mi farò mai un account su questo social

Ultimamente nella mia bolla sia su Instagram che su TikTok si parla tantissimo di questo nuovo social Be real, un social che si propone come realistico ovvero non permette di utilizzare filtri né foto presalvate, ma ti da la possibilità solo di scattare una foto da caricare (contemporaneamente con entrambe le telecamere del telefono) all’orario che decide l’app in modo tale da creare foto realistiche e non pre impostate.  Io capisco bene le motivazioni che hanno spinto questo social a nascere, una necessità di autenticità che spesso manca e il mio non vuole essere un giudizio né verso l’applicazione in sé né verso chi la utilizza, ma il mio punto di vista e i motivi per cui io personalmente ho deciso di non scaricarla.  Nonostante io apprezzi molto l’autenticità nella vita reale e sui social, francamente l’unica cosa bella che trovo di questo social è il filtro con le due fotocamere (peraltro già copiato da Instagram).  Per quanto mi riguarda, non è interessante...