Ecco a voi i libri che ho letto nel mese di agosto
Dance Dance Dance di Haruki Murakami
questo romanzo è a mio avviso fondamentale per cogliere a pieno l’opera di Murakami. Vi avevo già parlato di questo autore nel post del mese scorso e questo è il 5º libro e 4º romanzo che leggo di questo autore (il 5º era un saggio: “l’arte di correre”, bellissimo tra l’altro) e questo mi è parso in assoluto il più completo. È presente l’aspetto onirico, la componente sessuale onnipresente in tutti i romanzi dell’autore, il protagonista neutro e piatto che man mano che procede la storia acquista colore. È complicato descrivere questo romanzo perché ha al suo interno diverse componenti: thriller, onirica, erotica e introspettiva. Il protagonista di cui non viene mai svelato il nome (cosa non inusuale in Murakami) è un giornalista di Tokyo tormentato da un sogno ricorrente che si svolge in un albergo “The Dolphin Hotel” di Sapporo, dopo svariate ripetizioni del sogno, decide quindi di prendersi delle ferie e recarsi in questo albergo. Da quel momento il protagonista si troverà sempre più coinvolto in una serie di situazioni “assurde” che gli si presenteranno a catena collegate le une con le altre attraverso dei fili invisibili l’unico modo per districarsi sarà quello di “non smettere mai di danzare”.
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I cortili del cuore 2 di Ai Yazawa
secondo manga di Ai Yazawa che leggo, già il mese scorso vi avevo parlato del primo e di come ero arrivata a questo manga. Le vicende di Milano proseguono, ma in questo manga in particolare si affaccia una nuova tematica: quella del padre di Mikako. I genitori di Mikako sono infatti separati da molti anni e la ragazza non vede il padre da quel momento, in questo manga incomincerà a cercarlo e seguiranno una serie di pagine molto commuoventi. Ho apprezzato nella realizzazione in modo particolare l’accostamento dei fumetti in modo tale da far percepire al lettore le varie scene come se si stesse vedendo un anime e non leggendo un manga, una neofita del genere per cui non so se sia comune a tutti i manga, ma questo aspetto, oltre ovviamente alla trama, mi è piaciuto moltissimo.
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Poverine di Carlotta Vagnoli
è il secondo libro che leggo di Carlotta Vagnoli. Questa primavera ho letto “Memorie delle mie puttane allegre” e mi era piaciuto molto. [Fatemi sapere qui nei commenti o su Instagram se volete che ve ne parli]. Poverine racconta la cattiva narrazione che i quotidiani fanno dei femminicidi puntando sempre sulla colpevolizazione della donna (come era vestita, se l’è andata a cercare.. etc..) e la giustificazione del carnefice. Un libro importantissimo per capire quanto questi meccanismi siano dannosi e quanto sia importante cambiare direzione. Tra le tante cose che si potrebbero dire: è rassicurante pensare che la colpa sia della donna, se l’ha voluto lei con certi atteggiamenti è sufficiente non replicarli per scampare a un’aggressione. Purtroppo però non è così. Finché si insegnerà alle donne ad avere paura e agli uomini che possono fare quello che vogliono la situazione sarà drammatica per tutti.
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Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno
vi ho già largamente parlato della mia stima per Bianca Pitzorno. Questo libro non ha infatti deluso le mie aspettative. Ricorda lievemente la storia della Bambinaia francese, ma il contesto è completamente diverso. Siamo in Italia a fine ottocento poco dopo l’Unità e il libro racconta la storia di una giovane sartina orfana, che viene cresciuta dalla nonna. La nonna la educa a essere prima di tutto indipendente dalle grandi famiglie nobili e da un eventuale marito tramite l’unica arte che conosceva: cucire. Così la protagonista attraverso l’arte del cucito riesce a vivere e a fare del bene a tutte le persone che ha intorno a lei.
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Limonov di Emmanuel Carrère
terzo libro di Carrère che leggo in my Life. Il mio preferito in assoluto è Yoga, anche se so che proprio Limonov è invece il preferito di molti. Come tutti i libri di Carrère si tratta principalmente di autofiction in cui però in questo caso viene aggiunta anche la storia di Limonov. Un dissidente URSS. Viene fatta una ricostruzione molto accurata e dettagliata di questa figura che è molto importante conoscere soprattutto in questo periodo segnato dalla guerra in Ucraina.
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Questo post è stato rimosso di Hanna Bervoets
è un libro che dovrebbero leggere tutti, in particolare chi frequenta abitualmente i social. La protagonista lavora per una società che rimuove i post violenti di un social (che non viene mai nominato, ma da come viene descritto sembra proprio Instagram) racconta le ripercussioni che ha su di lei, sui suoi colleghi e sulle persone che le stanno accanto trascorrere le giornate a vedere video di violenza chiedendosi sempre se sia tutto una finzione oppure se i video mostrino la verità… il libro non si chiude, rimane aperto e ci lascia con una serie di interrogativi importantissimi. Assolutamente da leggere.
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La cena di Herman Koch
ho sentito parlare di questo libro per la prima volta da Stefania Andreoli alla presentazione del suo libro “lo faccio per me”, lo citò per descrivere un fenomeno comune ai genitori odierni ovvero quello di sentirsi inadeguati nel loro ruolo, cosa unica nella storia. Infatti il messaggio di questo libro è proprio questo, fin dalle prime pagine mostra il padre io narrante alle prese con la sua inadeguatezza, come genitore, ma anche come essere umano, tuttavia man mano che nuovi personaggi adulti vengono introdotti viene fatto luce sul fatto che non sia solo il protagonista a mostrarsi in questo modo ma che sia un modus operandi comune a tutti. Il libro si svolge durante una cena, una cena tra il protagonista, sua moglie, il fratello del protagonista e la cognata del protagonista, i tre passano la cena a parlare di svariati argomenti (e nel mentre il protagonista affonda con digressioni in cui ci racconta qualcosa in più dei personaggi e di sé stesso) cercando continuamente di eludere il vero motivo per cui si sono ritrovati a cena: parlare dei loro figli che si erano macchiati di un grave crimine. Questo libro da numerosi spunti di riflessione e apre numerose domande sui protagonisti e su quanto effettivamente riflettano un’intera generazione.
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