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Gli autori visti con i miei occhi: Stefania Andreoli




Gli autori visti con i miei occhi” è una rubrica di questo blog in cui vi parlo (saltuariamente quando arriva l’ispirazione) di autori che amo e dei loro libri, delle loro trame e di cosa ho provato leggendoli. Per farveli conoscere come li ho conosciuti io, secondo il mio indiscutibile e personalissimo, punto di vista.  Ho inaugurato questa rubrica parlandovi di Bianca Pitzorno, poi vi ho parlato di Alessandro D'Avenia e oggi invece vi parlo di un autrice che rispetto a questi ultimi ho incontrato più recentemente, ma che è diventata per me molto significativa: Stefania Andreoli. 
Una delle figure che ha contribuito e contribuisce a farmi desiderare di diventare sempre di più me. 



Chi è Stefania Andreoli? 

Classe 1979. È una psicologa psicoterapeuta, giudice onorario al tribunale per i minorenni di Milano e ha un profilo Instagram molto seguito (@lastefiandreoli) dove tutti i martedì tiene una rubrica chiamata #ilmartedìdelleparole dove risponde alle domande dei suoi follower su questioni “psicologiche”, “educative” e talvolta anche frivolezze, il mercoledì invece risponde alle domande degli ascoltatori durante la nota trasmissione radiofonica Catteland di radio deejay. Oltre a questo spesso partecipa anche alla trasmissione televisiva “Non è l’arena” su La7 e ad altre iniziative. Ha scritto quattro libri (e sembra ce ne sia un quinto in arrivo nel 2023): “mamma ho l’ansia”, “papà fatti sentire”, “mio figlio è normale?”, “lo faccio per me”. 

Ho scoperto il suo profilo durante il secondo lockdown  grazie a Giulia Torelli (su Ig @rockandfiocc) che dopo una serie di condivisione di contenuti estremamente belli e intelligenti della dottoressa, mi ha convinta a seguirla ed è stata una piacevolissima scoperta. Attraverso i suoi contenuti ho scoperto e scopro continuamente cose belle e interessanti del mondo e di me. 

Ci siamo incontrate di persona l’anno scorso al TedX di Lerici, dove ha tenuto un’importante speech sui giovani adulti, è stato un incontro molto bello e arricchente che spero possa ripetersi un giorno in un’altra occasione. 






Mamma ho l’ansia 



È il primo libro che ha scritto e il primo che ho letto in cartaceo. Avevo scoperto la dottoressa da poco, eravamo in piena pandemia e mi ero incuriosita molto vedendo che su Audible c’era il suo libro “papà fatti sentire” in audiolibro decisi di ascoltarlo. Ne sono rimasta conquistata. Così decisi di prendere in biblioteca “Mamma ho l’ansia” e “Mio figlio è normale?” per approfondire ulteriormente. 

L’ho riascoltato recentemente su Audible (perché anche di questo libro è oggi disponibile l’audiolibro, all’epoca, quando lo lessi invece no) e l’ascolto ha riconfermato le impressioni che avevo sul libro: è il mio preferito in assoluto tra quelli che ha scritto. 

In questo libro, Andreoli racconta l’ansia, come difficilmente ci viene raccontata: ovvero non come una nemica da cui scappare, ma come una amica che viene a portarci un messaggio. Certo quando arriva nessuno è troppo contento perché l’Ansia si presenta male e non è qualcosa che vuoi accogliere volentieri, ma se si guarda davvero quell’ansia in un percorso terapeutico spesso, come gli esempi dei pazienti raccontati nel libro dimostrano, finisce che là si deve perfino ringraziare perché permette di fare luce su cose che altrimenti non sarebbero state guardate censurando così un ampio spazio di sé. 

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Papà fatti sentire



Come dicevo sopra è il primo libro della doc (come noi follower di Ig amichevolmente chiamiamo) che ho ascoltato in audiolibro. Rimasi particolarmente colpita dall’abilità narrativa a cui si univa il rigore scientifico nella trattazione degli argomenti. In questo saggio infatti viene analizzata la figura del “padre”, un ruolo che si è dovuto ridimensionare e riadattare ai tempi moderni andandosi a scontrare con non poche difficoltà. Come nel precedente Andreoli ci racconta la figura del padre anche prendendo a esame alcune delle storie dei suoi pazienti. 

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Mio figlio è normale?



Come ho anticipato prima, questo libro lo presi in biblioteca poco dopo aver scoperto la doc ed è il terzo che ho letto. 

Mi è piaciuto molto. Tratta una delle tematiche forti della dottoressa: l’adolescenza. Andreoli utilizzando il solito metodo narrativo e scientifico utilizzato nei precedenti (il che rende unica la sua penna), ci racconta i nuovi adolescenti/non-adolescenti. Quelli che Gustavo Pietropolli Charmet definisce “Narciso” in opposizione agli “Edipo” di qualche generazione precedente. Ce ne illustra le loro caratteristiche attraverso come sempre gli esempi dei suoi pazienti. 

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Lo faccio per me 



Questo è il libro più recente che ha scritto, uscito a marzo 2022. Se devo dirvi verità lo ho amato molto meno dei precedenti, ma il mio gusto, indiscutibile in quanto mio unico e inimitabile, è molto poco convenzionale, se volete un esempio ho amato molto “Franny e Zooey” di Salinger, ma odiato profondamente e finito a fatica, nonostante il numero irrisorio di pagine, “il giovane Holden”. Solleva questioni molto interessanti, attraverso le quali mi sono capita un pochino meglio. 

Nato da una discussione generata da un’incomprensione durante un martedì delle parole nel quale la dottoressa fu contestata per aver risposto a una mamma, che le chiedeva se mandare suo figlio al nido fosse una buona occasione per farlo socializzare, di mandare suo figlio al nido se nessuno potesse occuparsi di lui. La discussione si accese e da lì a Andreoli e al suo editore venne l’idea di scrivere “Lo faccio per me”, dedicato alle mamme in quanto donne e non solo madri di un bambino e dello spazio per loro stesse e di conseguenza dello spazio per sé di ciascuna donna nella propria vita. In particolare di quanto le scelte sacrificali che diciamo di fare per gli altri senza che nessuno ci abbia mai chiesto nulla non sono mai scelte altruistiche. In questo libro a differenza dei precedenti, pur raccontando saltuariamente qualcosa anche dei suoi pazienti, si concentra in particolare sulle lettere che le scrivono le sue follower e risponde loro nel libro, una scelta audace e bella che però non mi ha coinvolta quanto i racconti delle vite e delle storie dei suoi pazienti. 

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