“Gli autori visti con i miei occhi” è una nuova rubrica di questo blog che voglio inaugurare con una delle autrici che più ho amato nella mia storia di lettrice: Bianca Pitzorno. In questa rubrica vi parlerò (saltuariamente quando arriva l’ispirazione) di autori che amo e dei loro libri, delle loro trame e di cosa ho provato leggendoli. Per farveli conoscere come li ho conosciuti io secondo il mio indiscutibile e personalissimo punto di vista.
Ho scoperto solo oggi che ieri una delle mie autrici preferite ha compiuto 80 anni. Parlo di Bianca Pitzorno.
Chi è Bianca Pitzorno?
Nasce a Sassari nel 1942. Si laurea in Lettere a Classiche a Cagliari, dopo di che con il piglio ribelle che la contraddistingue rifugge al futuro che tutti si sarebbero aspettati da lei ovvero quello di diventare professoressa in un liceo di Sassari e si trasferisce a Milano, città dove ancora oggi risiede, per frequentare la scuola superiore delle Comunicazioni dove si è specializzata in cinema e televisione. Lavora per molti anni alla Rai di Milano e cura molti programmi tra cui il celebre “Albero Azzurro” (che molti miei coetanei nati negli anni ‘90/2000 ricorderanno). Per un incontro fortunato inizia a scrivere il suo primo romanzo su proposta di un editore e da quel momento diventerà una delle scrittrici italiane più prolifiche di sempre. Lavora inoltre anche come traduttrice, traducendo autori quali Sylvia Plath, Tolkien e David Grossman. Nel 1996 ha ricevuto dall’università di Bologna la laurea onoris causae in Scienze della formazione Primaria.
I suoi libri sono tradotti e letti in numerosissime lingue.
Io personalmente ho scoperto per la prima volta un suo libro sul finire delle elementari, era estate ed ero al mare.
In spiaggia passavo molto tempo a leggere i libri che mia mamma mi comprava alla libreria di Santa. Così un giorno del tutto casualmente ho scoperto “Ascolta il mio cuore” ed è stato amore a prima vista.
Ascolta il mio cuore
La storia di Prisca Puntoni mi ha catturata portandomi in un mondo molto diverso dal mio: Santa Eufemia tra il 1949 e il 1950. Le ambientazioni e le dinamiche scolastiche assomigliavano molto ai racconti d’infanzia dei miei genitori (nati sul finire degli anni ‘50). Prisca al momento delle vicende si trova in quarta elementare e insieme alle sue care amiche Elisa e Rosalba lotta contro le angherie di una maestra estremamente severa, bugiarda e ingiusta. Inseguito l’anno successivo ho letto anche “Quando eravamo piccole” (link sotto) prequel di “Ascolta il mio cuore”, che apprezzai molto anche se il target a cui era rivolto era inferiore al mio, dato che le protagoniste in questo romanzo pur essendo le stesse sono appunto più piccole. A “scioccarmi” di questo universo era l’estrema caparbietà di Prisca, il suo essere una ragazzina ribelle, pur essendo una ragazza seria, brava a scuola e di buona famiglia. Nella mia testa da bambina nata negli anni ‘90 sembrava una dicotomia ossimorica strana e particolare eppure travolgente. Ho ritrovato Prisca anche in “diario di un giovane scrittore creativo” (link sotto) un vero e proprio manuale per bambini e ragazzini per imparare a scrivere (non nel senso meccanico del termine, ovviamente, ma in senso creativo ed efficace).
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Streghetta mia
Streghetta mia, è il secondo libro che ho letto dell'autrice, qualche mese dopo la scoperta di "Ascolta il mio cuore"; racconta di Emilia, ultima di sette figlie della famiglia Zep, una bambina che poco dopo la nascita si distingue per delle stranezze riconducibili a dei poteri sovrannaturali, questa vicenda giunge alle orecchie di un bibliotecario, Asdrubale Tirinnanzi, uomo estremamente spiacevole e carente di igiene personale il quale ha a disposizione un solo anno di tempo per sposare una strega e poter così entrare in possesso del patrimonio di suo zio. Cade però in errore convincendosi dei poteri sovrannaturali di Sibilla, la maggiore delle sorelle Zep e per questo motivo i suoi piani non andranno come avrà previsto.
Rileggendo oggi la sinossi sono sicura che quando lo lessi per la prima volta non lo compresi a pieno a causa della mia giovane età e mi piacerebbe pertanto riprenderlo adesso circa 20 anni dopo per cogliere a pieno tutti i suoi aspetti. Inoltre sono rimasta molto colpita leggendo su Wikipedia la genesi dell'opera (https://it.wikipedia.org/wiki/Streghetta_mia#Genesi_dell'opera_e_storia_della_pubblicazione) dagli studi sulle streghe svolti da Pitzorno che sono poi culminati nella scrittura di questo romanzo, che mi avevano già suscitato molto interesse quando qualche mese fa ho letto "Donna con libro" (di cui parlo sotto) e l'autrice accenna tra le altre cose anche a questi aspetti esoterici che l'avevano incuriosita inizialmente da bambina leggendo Mary Poppins (libri che in realtà hanno poco a che far con la trasposizione cinematografica di Walt Disney e invece molto a che fare con l'esoterismo) e poi durante gli anni universitari approfonditi in più aspetti.
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La principessa Laurentina
Questo libro rispetto ai due precedenti, per quanto ricada sempre nella categorizzazione per bambini, è molto più crudo e drammatico.
Barbara, la protagonista, si sta affacciando alla preadolescenza e oltre ai problemi tipici della sua giovane età è costretta a scontrarsi anche con un improvviso trasferimento dovuto alle immenenti seconde nozze della madre rimasta incinta del nuovo marito. Dopo la nascita della sorella, Laurentina, Barbara però sarà costretta a diventare grande in un solo colpo a causa di un incidente che scoinvolgerà per sempre la sua vita.
Me lo ricordo come un libro sofferto, avevo più o meno l’età di Barbara quando lo lessi e le vicende narrate mi avevano parecchio scioccata, ma al tempo stesso è stato uno dei libri che mi ha reso la persona che sono oggi.
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La Bambinaia Francese
Forse è il mio preferito tra i libri che ho letto di Pitzorno. L’unico che ancora oggi, nonostante siano passati oltre 15anni dalla lettura, ricordo vividamente senza bisogno di doverne rileggere la sinossi. Unisce e rivisita due classici della letteratura ovvero: I Miserabili di Victor Hugo e Jane Eyre di Charlotte Brönte.
La prima parte infatti è ambientata in Francia e Sophie è la figlia di Fantine, uno dei personaggi dei Miserabili, che dopo la morte della madre viene presa in casa da Céline, celebre ballerina e nobile donna dell’alta società, che la assume come bambinaia di sua figlia Adèle. Inseguito a una serie di vicessitudini, nella seconda parte del romanzo Céline verrà improgionata con delle false accuse e Edward Ronchester, marito di Céline, porterà Adèle e Sophie in Inghilterra, presso la sua casa natale dove assumerà un’istitutrice, Jane Eyre, per occuparsi di Adèle. Qui le vicende dei due classici si incrociano e Pitzorno da vita a un nuovo ciclo narrativo con una serie di avvenimenti molto avvincenti.
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Per anni poi ho abbandonato questa scrittrice, ritenendola, erroneamente, una scrittrice solo per bambini e preadolescenti e avvicinandomi quindi ad altri autori. A giugno di quest’anno però in occasione dell’uscita del suo ultimo libro (Donna con libro, autoritratto delle mie letture) mi sono dovuta ricredere. Incuriosita dal titolo, sono andata a sentirne la presentazione e sentirla parlare è stata una grande “ri-scoperta”.
Donna con Libro
Il libro racconta stralci della storia della Pitzorno attraverso alcune delle letture (e ri-letture) più amate dall’autrice. Parte dall’infanzia raccontandoci della sua passione per Bibi, Marigold e Mary Poppins, per passare da ogni letteratura e genere letterario anche i più impensabili quali la letteratura cinese e il fantasy. Leggere questo libro è stato per me come fare una chiacchierata con una vecchia amica che mi racconta della sue letture e degli episodi più divertenti e significativi della sua vita legati ad essi.
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