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Ouistreham- Tra due mondi: il film di Carrère e quello della mia vita

Due week-end fa, sabato pomeriggio, ho deciso di vedere questo film che avevo in lista da moltissimo tempo. Di solito infatti a casa preferisco vedere le serie e quindi raramente vedo film, anche se essendo una grande amante del cinema fatto bene ho sempre una lista di film da recuperare e quel sabato pomeriggio era arrivato il tempo di “Tra i due mondi”. Questo film, che è stato presentato al festival di Cannes 2022,  mi incuriosiva molto perché ha come regista e sceneggiatore Emanuel Carrére, autore di cui ho molto apprezzato Yoga e Limonov, dei quali vi ho parlato in questi due post ( libri letti nel mese di agosto e due dei miei libri preferiti


Carrère ha tratto la sceneggiatura dal racconto autobiografico "Il Quai de Ouistreham" scritto dalla giornalista Florence Aubenas  e  l'ha trasformato in un'opera di finzione che affronta temi di grande attualità: la disoccupazione, la crisi economica, l'assenza di servizi sociali adeguati, il precariato, lo sfruttamento nei luoghi di lavoro.

Marianne è una scrittrice che per scrivere ha bisogno di immedesimarsi nei suoi personaggi, per questo decide di recarsi all’ufficio di collocamento della città di Caen, cittadina in cui era difficile riconoscerla, e fingersi una donna priva di istruzione e con un curriculum lacunoso così da poter intraprendere un mestiere umile e cimentarsi con le difficoltà che questa condizione comporta. L’agenzia di collocamento le propone di provare come donna delle pulizie e pertanto lei inizia a cercare di essere reclutata per questa professione. Si scontrerà subito con varie difficoltà, con le condizioni precarie e faticose di un lavoro del genere, ma anche con al gentilezza inaspettata delle persone che incontrerà. Entra a pieno nel mondo, vuole conoscere tutto e sapere tutto di tutti, ma la sua curiosità e il suo modo di porsi nel film si percepisce sempre più come distinto da quello di chi vive veramente questa vita, perché sì per lei alla fine è un “gioco”, un’indagine, non è la vita vera e sul finale viene proprio percepita l’amarezza di chi vive in un certo modo perché è costretto a farlo per sopravvivere. Quindi sì esistono due mondi che non si incontrano mai per davvero. 

La protagonista si dimostra molto vicina alla sensibilità di Carrére e infatti la trama ricorda moltissimo i suoi romanzi, dove ciò che è narrato si fonde e si mescola con l’io dello scrittore tanto che si perde la dimensione del vero e della finzione. 


Questa divisione io in questi giorni la sento molto sulla mia pelle e da quando svolgo il mio mestiere la vivo tutti gli anni e ogni anno me ne dimentico. Io tra i due mondi ci vivo ogni anno. Io sono un’insegnante. Svolgo un mestiere che mi piace molto socialmente riconosciuto come dignitoso e al tempo stesso vivo in attesa di una chiamata di lavoro. Negli ultimi due anni pur di lavorare trascorrevo quattro ore al giorno tutti i giorni sui mezzi, svegliandomi alle 4 del mattino quando avevo la prima ora.  Molti etichettano l’insegnamento come lavoro sicuro e in passato, decenni fa, forse lo è anche stato, ma oggi no. Non lo è. Intendiamoci, non ho scelto l’insegnamento perché si tratta di un lavoro sicuro, ma perché negli anni ho scoperto che fosse il lavoro per me. Questo però comporta anche dover fare i conti con la condizione del precariato, con un sistema che si è incistito sempre di più tanto da far sì che le cattedre siano vuote e quindi i ragazzi non abbiano insegnanti e i docenti stiano a casa ad attendere che scorra la graduatoria. 

Un mestiere in cui ti viene chiesto per costituzione di stare bene, essere contento e  sicuro di te per trasmettere ai ragazzi che ne vale la pena di diventare grandi, trovare quello che gli interessa nello studio senza fermarsi alle apparenze e al tempo stesso però ti obbliga a vivere nella precarietà più assoluta e quindi non ti permette di svolgerlo a pieno delle tue potenzialità.  

Non ho risposte e nemmeno il film le ha, solo che io sono tra i due mondi. 

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