Passa ai contenuti principali

Gli autori visti con i miei occhi: Alessandro D’Avenia

“Gli autori visti con i miei occhi” è una rubrica di questo blog in cui vi parlo (saltuariamente quando arriva l’ispirazione) di autori che amo e dei loro libri, delle loro trame e di cosa ho provato leggendoli. Per farveli conoscere come li ho conosciuti io, secondo il mio indiscutibile e personalissimo punto di vista.  Ho inaugurato questa rubrica parlandovi di Bianca Pitzorno, oggi invece vi parlo di un altro autore che crescendo mi ha fatto molta compagnia: Alessandro D’Avenia. Una delle figure che ha contribuito a farmi desiderare di diventare un’insegnante di lettere. 


https://drive.google.com/uc?export=view&id=17QsfDvHzh_KoQr6PNwxxwDVTXAN7dvF-

Chi è Alessandro D’Avenia?  

Nasce il 2 maggio 1977 a Palermo. È il terzo di sei figli. Ha frequentato il liceo classico Vittorio Emanuele II, dove è entrato in contatto con la figura di Don Pino Puglisi, professore di religione nello stesso istituto, ma non suo insegnante. In questi anni incontra anche un’altra figura importante che sarà decisiva per il suo futuro: quella del suo professore di Lettere, Mario Franchina. Questo incontro sarà per lui importante anche nella decisione della sua futura professione. 
Si laurea in lettere classiche e intraprende il dottorato. Dopo si trasferisce a Milano per frequentare un Master in sceneggiatura e nel frattempo inizia a insegnare in un liceo privato molto noto. 
Nel 2008 scrive alcuni episodi della serie di Disney Channel Life Bites e nel 2010 scrive il suo primo romanzo a cui seguiranno molti altri. 




Bianca Come il latte rossa come il sangue




Libro d’esordio dell’autore. Ne ho sentito parlare per la prima volta al corso di francese B2 che frequentavo al Centre Culturel de Français (oggi Institut Français) da Bianca, una ragazza che frequentava il corso con me e che era allieva di Alessandro D’Avenia; ce ne aveva parlato per fargli pubblicità. Inizialmente non avevo prestato molta considerazione a questo titolo, pochi mesi dopo quando hanno iniziato a parlamene anche altre persone che conoscevo decisi di comprarlo e leggerlo. 
Rimasi subito molto colpita, era un periodo della mia vita difficile, avevo perso la mamma da un anno e mezzo ed ero in piena adolescenza, cercavo disperatamente una risposta, qualcuno o qualcosa che rispondesse alla domanda che avevo pulsante nel mio cuore: “ne vale la pena di vivere?”. A questa domanda ho iniziato a trovare una risposta solo molto tempo dopo e sicuramente mi ci vorrà tutta la vita per riuscire a rispondere a pieno, ma questo libro parlava proprio a me e alla mia domanda. 
Il libro racconta la storia di Leo, un ragazzo come tanti, amante dello sport, della musica e delle ragazze. In particolare rimane folgorato da Beatrice, una bellissima ragazza dai capelli rossi. Purtroppo però la ragazza è malata di una forma terminale di leucemia. Leo quindi si scontrerà con questa dura realtà e trovare il modo per stare vicino a Beatrice. 


Cose che nessuno sa 

https://drive.google.com/uc?export=view&id=1JEeaioT7WjG4hJhVaT2gWUj7RDM_3Sj8

Secondo libro dell’autore. Me lo sono accaparrata appena uscito, ricordo la corsa fuori da scuola per andare in libreria (all’epoca ero in 5ª liceo). Anche questo è stato un libro che mi ha fatto riflettere moltissimo. Racconta il percorso di crescita di Margherita, ragazza 14enne appena approdata al liceo, il cui padre si è allontanato da casa. Grazie al suo professore di Lettere che la fa appassionare all’Odissea intraprenderà il suo personale viaggio di Telemaco, dal quale ne uscirà cresciuta e arricchita. 


Ciò che inferno non è


https://drive.google.com/uc?export=view&id=16olqyRNzLNs4EEu_Z5-JhSQLkS7_c_mv

Forse il mio preferito in assoluto tra i romanzi di D’Avenia. Anche questo libro lo presi il giorno dell’uscita facendo una corsa in libreria appena finito le lezioni questa volta però in Università. 
Il protagonista, Federico, ha 17 anni ha appena finito l’anno scolastico e attende di partire per una vacanza- studio ad Oxford. Il suo professore di religione, Don Pino Puglisi, però gli propone di fare del volontariato con lui nel quartiere di Brancaccio. Così Federico si imbatterà in una realtà totalmente inaspettata è diversa da quella a cui è abituato, tanto da voler rinunciare alla vacanza a Oxford per dedicare al volontariato tutta l’estate. 
Questo libro mi ha scossa e commossa, come solo pochi libri hanno saputo fare. 


L’arte di essere fragili 


https://drive.google.com/uc?export=view&id=17B_--FKy9Jx7EmjrfRSDciliDazrXsIi

Questo libro, come il successivo,  invece non mi ha particolarmente entusiasmata. È nella mia libreria insieme agli altri e conto un giorno di rileggerlo con più maturità. 
Si tratta di una corrispondenza ideale tra l’autore e Giacomo Leopardi, in cui D’Avenia pone diverse domande a Leopardi e prova a rispondere ai grandi interrogativi del poeta. 

link Amazon: https://amzn.to/3QObeG8

Ogni storia è una storia d’amore 


https://drive.google.com/uc?export=view&id=11HoJaMSFc3rC3Trh66xj3H6bxlXpUqNX

Questo libro, come il precedente, non mi ha particolarmente entusiasmato, probabilmente perché non tocca molto le mie corde.
L’autore si pone come interrogativo il fatto che l’amore possa o meno essere salvifico e prova a rispondere attraverso le storie delle donne amate dai più grandi personaggi celebri di ogni tempo. 


L’appello 


https://drive.google.com/uc?export=view&id=1qJq8w_sKEx7mU-mYQ9jSbqu1fwzI-ro5

Questo libro ha segnato il mio esordio come professoressa, era appena uscito quando ho iniziato a insegnare e me l’ha regalato la mia amica Agnese per congratularsi con me per la mia prima supplenza. 
È un romanzo, che ho amato più dei due precedenti, ma meno dei primi tre. 
Racconta di un professore di Scienze non-vedente che viene assunto per una supplenza e ha un metodo un po’ particolare: tutte le mattine facendo l’appello i suoi alunni gli devono raccontare qualcosa di loro. L’arrivo di questo professore aiuterà tutti, studenti, colleghi, bidelli e preside a rinterrogarsi su tante questioni. 

Commenti

Post popolari in questo blog

I may distroy you

È una serie molto particolare che ho scoperto grazie al podcast  TV Therapy ormai conosciutissimo da chi legge questo blog.   La serie è ambientata a Londra, con qualche piccolo sprazzo di Roma, città dove la protagonista si trovava in vacanza prima dei fatti narrati.   La protagonista, Arabella, giovane scrittrice è alle prese con il suo secondo romanzo, ma non sembra trovare l’ispirazione. Infatti nell’ultimo periodo ha dovuto affrontare alcuni momenti molto difficili dovuti a uno stupro che ha subito. Cercherà di non pensarci e di andare avanti con la sua quotidianità, ma il trauma subito continuerà a perseguitarla dovrà quindi iniziare a fare i conti con quello che le è successo, in quella occasione e nei momenti bui della sua vita che sembra aver rimosso, per riuscire poi a far ripartire l’ingranaggio della sua vita che sembrava ormai distrutto proprio su questo ultimo punto si sviluppa tutta la serie.   Arabella  nella serie non è mai sola, è sostenuta da...

Ciao Elisabetta

Ciao Elisabetta,  Di sicuro nessuno ti ha mai chiamata così eh? Perché chi aveva il permesso di chiamarti per nome ti avrà chiamata Elisabeth.  Eppure per ricordarti ho deciso di bandire ogni formalismo e ogni distanza in questa Lettere per cui ti chiamo Elisabetta.  Mi sei sempre stata cara perché mi ricordavi tanto la mia cara nonna Elisabetta, nata anche lei nell’aprile del 1926, ma che, purtroppo, non è stata longeva quanto te ed è morta all’età che ha oggi tuo figlio,  re Carlo III.   Non l’ho quasi conosciuta, è morta che frequentavo l’ultimo anno di asilo e di lei mi ricordo solo l’affetto che ci legava.  Saperti a Buckingam Palace mi faceva pensare, affettivamente parlando, di averci ancora una nonna e oggi è come se avessi perso un pezzettino di lei.  Ti ho sempre ammirata, perché in me non è mai passata la fissazione per i re, le regine e le principesse che di solito passa con la fine dell’infanzia (tant’è che il mio nick name su ...

Perché Be-real non mi piace e non mi farò mai un account su questo social

Ultimamente nella mia bolla sia su Instagram che su TikTok si parla tantissimo di questo nuovo social Be real, un social che si propone come realistico ovvero non permette di utilizzare filtri né foto presalvate, ma ti da la possibilità solo di scattare una foto da caricare (contemporaneamente con entrambe le telecamere del telefono) all’orario che decide l’app in modo tale da creare foto realistiche e non pre impostate.  Io capisco bene le motivazioni che hanno spinto questo social a nascere, una necessità di autenticità che spesso manca e il mio non vuole essere un giudizio né verso l’applicazione in sé né verso chi la utilizza, ma il mio punto di vista e i motivi per cui io personalmente ho deciso di non scaricarla.  Nonostante io apprezzi molto l’autenticità nella vita reale e sui social, francamente l’unica cosa bella che trovo di questo social è il filtro con le due fotocamere (peraltro già copiato da Instagram).  Per quanto mi riguarda, non è interessante...