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Io, l'attentato alle Torri Gemelle e l’Eredità Emotiva

Settimana scorsa ho pubblicato questo post.  Mentre lo scrivevo mi accorgevo che in realtà in me c’era un po’ di paura nei confronti dell’Islam, irrazionale e apparentemente immotivata, ma c’era. Ovviamente guardando Skam 4 e leggendo il libro di Sumaya Abdul Qader mi veniva da pensare che per loro portare il velo è qualcosa di ornamentale e rappresentativo della loro cultura e di fatto tra il loro velo e i miei tre piercing che ho sulle orecchie non vi è alcuna differenza, se non che i miei piercing non rappresentano quello in cui credo (o forse in qualche modo sì?!) e il loro velo sì. 

Io però se penso che il velo è un simbolo islamico, si raffigura sempre davanti a me l’immagine degli attentati. Delle torri gemelle in particolare e più debolmente quelli francesi più recenti. Perché?https://drive.google.com/uc?export=view&id=1JwR3O_IF9bhd6qSyGw0pYrlOw_WLSQEp


È venuto in aiuto, per capirmi meglio, il libro che sto leggendo: l’Eredità emotiva. 

https://drive.google.com/uc?export=view&id=1Bymjgd_OifK2wGHxBpiSnI-AURf0dVKY

Nel libro vengono analizzati i traumi e le risonanze di essi sulle generazioni successive. In particolare vengono citati più volte i drammi delle generazioni successive Ai sopravvissuti all’olocausto perché i non-detti e i traumi non affrontati hanno delle ripercussioni importanti sui discendenti. Unendo questi due elementi mi sono accorta che in effetti dopo l’11 settembre 2001 nessuno ha pensato, almeno nella realtà in cui sono cresciuta, che potesse essere considerato come un trauma un fatto scioccante per dei bambini (io all’epoca avevo 8 anni) e penso che questo fatto abbia influito molto sul mio immaginario. Anzi Ricordo la mia maestra delle elementari di fronte a una mia compagna di classe che ne ricordava la ricorrenza qualche anno dopo sminuire questo avvenimento dicendo che di guerre ce ne sono tante nel mondo. Per carità, la maestra aveva ragione, ma sottovalutava una cosa: l’impatto emotivo che quel fatto aveva avuto su di noi, che eravamo bambini. A nessuno è venuto in mente che per dei bambini, che sì si trovavano fisicamente lontani dai fatti che stavano accadendo, ma così tanto avvicinati dalla televisione fosse un fatto traumatico e un punto di non ritorno? Un fatto che metteva in discussione molte cose. 

Non voglio accusare nessuno né ricriminare qualcosa, è stato un fatto inaspettato per tutti, il primo attentato in mondo visione e nessuno era preparato, ma è inevitabile che questo fatto mi abbia segnata e condizioni ancora il mio modo inconscio di guardare la realtà. 

Questo riflessione però è molto utile a me come adulta, per essere consapevole di alcune dinamiche che esistono in me, e come insegnante per non ripetere con i miei alunni lo stesso errore, in futuro, ma anche ora riguardo agli avvenimenti degli ultimi due anni: la pandemia, la guerra e tutte le conseguenze che queste hanno comportato. Io credo che in classe per rendere i propri studenti incontrabili questo non vada mai dimenticato, se è difficile per noi adulti, per loro è ancora più incomprensibile e quindi è necessario che tutto vada espresso e significato per guardarlo con più lucidità insieme agli adulti che hanno di fronte.

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