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Skam Italia- 4ª stagione e “Quello che abbiamo in testa” di Sumaya Abdul Qader

Chi mi segue su Instagram lo sa, di recente mi sono vista interamente la serie Skam (di cui vi parlerò inseguito) e quando mi sono approcciata a questo contenuto ero molto scettica, poi però mi sono ricreduta e vi parlerò di questa serie per intero prossimamente, oggi invece mi concentrerò sulla 4ª stagione. In realtà non avevo previsto questa suddivisione, anzi avrei voluto parlavi subito in un unico post di tutta la serie, poi però ho iniziato a scrivere e mi sono accorta che avevo molto da dire sulla quarta stagione e che questa mia riflessione si sarebbe persa e avrebbe perso di valore trattandola insieme alla serie nel suo intero. Per questo, dato che il blog si chiama proprio più spazio perché io possa avere più spazio per scrivere degli argomenti che mi interessano senza essere vincolata a un numero preciso di caratteri, ho deciso di concedermelo questo spazio in più e di parlare per prima cosa della quarta stagione e poi in seguito della serie nel suo complesso. 




Ho visto la 4ª stagione nel 2020, mi ero approcciata proprio alla 4ª stagione e non alle altre per il contenuto inusuale per gli schermi italiani: questa stagione ha infatti come protagonista Sana, una ragazza musulmana, che ci racconta com’è essere un’adolescente religiosa (di una religione per altro poco praticata nella nostra penisola e che si porta addosso grandi pregiudizi) in Italia nel 2020. https://drive.google.com/uc?export=view&id=15uYWDTtmL5qiICItZ-k6dzL3_dmhO-ft
Per la prima volta il personaggio di Sana mostra sugli schermi italiani, la scissione che molte ragazze vivono: quella tra la loro tradizione e invece il posto in cui sono nate. È stata una stagione da cui ho avuto molto modo di imparare, tant’è che mi sono incuriosita e ho desiderato saperne di più, perché sì, anch’io come molti miei connazionali della religione islamica conoscevo (e conosco tutt’ora) veramente poco e quel poco è spesso legato a sensazioni negative, quali legami ad attentati terroristici o un maschilismo predominante. Ma Sana sullo schermo mostra che non esiste solo questo e che sì ci sono musulmani “fuori di testa”, ma non ci sono solo loro. Questo da cattolica, mi ha dato molto da pensare perché seppur la mia religione abbia smesso da diversi secoli di essere platealmente violenta, non mancano al suo interno scelte barbare nelle quali io da cattolica non mi riconosco e allora perché trovare strano che i musulmani non siano tutti musulmani estremisti? Inoltre, trovo questa identificazione anche molto pericolosa e controproducente, una persona che si sente delineare come “cattiva” e “sbagliata” e viene così emarginata solo perché nata in una famiglia con determinate tradizioni, sarà più incline a prendere determinate derive rispetto a una persona che viene accolta e accettata per quello che è e senza pregiudizi nei suoi confronti; questo non significa che vada bene tutto, ma significa che ognuno di noi è più incline a trattare come viene trattato. 

Per approfondire ho iniziato a seguire su Instagram Sumaya Abdel Qader (@sumaya.abdel.qader), che è stata la consulente di questa stagione di Skam. Sumaya collabora anche con gli assessori del comune di Milano della giunta del Sindaco  Sala e ha scritto due libri. Io ho letto il suo libro “quello che abbiamo in testa” che è un romanzo che aiuta a entrare nel mondo di Sumaya e vedere con i suoi occhi le donne musulmane sotto il loro velo; attraverso il suo romanzo ho scoperto una donna normale, come qualsiasi altra donna, ma che ha una tradizione e una cultura diversa dalla mia, ho scoperto e imparato tante cose su questa cultura che mi hanno arricchito, perché infondo conoscere una nuova cultura serve a questo: arricchirsi, conoscere cose nuove e buttare giù i propri inutili pregiudizi. 

https://drive.google.com/uc?export=view&id=1smNW70E03iAMmimuzW9eUpYZO_WyryJU
La protagonista è infatti una donna che si è sposata molto giovane, ha tre figli, lavora come praticante avvocato intanto che studia per prendersi una laurea in giurisprudenza e nel mentre collabora come volontaria in un’associazione benefica per aiutare le donne musulmane a inserirsi nel mondo del lavoro. Quindi una donna come tante che vive la sua vita districandosi tra le varie incombenze di madre, moglie, donna, amica, credente, volontaria, lavoratrice. Un titolo che consiglio a tutti coloro che vogliano approfondire in modo facile e immediato questa cultura. 

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