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Fiction e serie tv che mi hanno resa la persona che sono: Una mamma per amica

Qualche sera fa ho fatto un sogno: ho sognato che tutto il cast della fiction di “Un medico in famiglia” veniva a casa mia (che nel sogno in realtà era la casa dei miei genitori) per una festa. Nel sogno ero felice e mi sentivo a casa nel vedere tutti quegli attori che hanno dato vita a una fiction che per me era casa. Non so cosa voglia dire questo sogno né perché io lo abbia sognato proprio adesso, in questo periodo della mia vita, quello che so è che per me “Un medico in famiglia” ha rappresentato tanto nella mia vita. Da qui è nata l’idea per una nuova rubrica sulle serie tv, vi racconterò (piano piano quando l’ispirazione chiamerà) di alcune serie tv che hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi. Le puntate precedenti sono state dedicate a Un medico in famiglia e a The Crown, oggi invece vi parlo di Una mamma per amica 





Quando facevo le medie lo davano su Italia1 tutte le sere dal lunedì al venerdì e sentendone parlare da tutte le mie compagne di classe avevo iniziato a vederlo anch’io. 

Rispetto a quel periodo in generale non ho molti ricordi piacevoli a dire il vero, anzi ne affiora alla mente uno molto negativo.

Il pomeriggio del venerdì della mia prima media c’era sempre catechismo in preparazione alla cresima che abbiamo poi fatto all’inizio della seconda media e con le mie amiche mi trovavo un po’ prima per fare un giro del quartiere e andare a comprare le figurine dell’album di Una mamma per amica. Quel pomeriggio io B e C volevamo tutte 10 pacchetti, ma in tutte le edicole del quartiere sembravano essere del tutto esaurite. Alla fine B ne trova una che li aveva, ma invece di 30 (10 a testa.. ne aveva 28) e B decide di sua iniziativa che lei e C ne avrebbero avuto 10 e io 8. Ricordo questo episodio con molta rabbia, la naturalezza di B nel dirlo come se fosse un dato di fatto, il silenzio di C e anche il mio silenzio sconcertato, il fatto che non fossi in grado in quel momento di farmi valere o di chiedere almeno spiegazioni di fronte all’ingiustizia subita. Sembra una stupidaggine, probabilmente lo è, ma apre un vaso di Pandora dentro di me. 

Io che per una serie di motivi interni alle dinamiche della mia famiglia, mi ero abituata ad essere una bambina e poi preadolescente adultizzata, che non dava troppi problemi che stava a quello che gli altri le chiedevano, vedevo questa dinamica, che era funzionale nella mia famiglia, ritorcermisi contro nel gruppo dei pari. 

Questo meccanismo però, se ci pensate è lo stesso che mette in gioco Rory nella serie  e seppur in modo diverso mette in gioco con tutti i personaggi con cui viene in contatto. Ne parleremo più avanti. 

Successivamente la costanza con cui è stata riproposta per anni sulle rete Mediaset e i contenuti ironici, ma profondi hanno creato per me un porto sicuro dove potermicisi rifugiare, rassicurante quanto la cena del venerdì a casa Gilmore. È diventata per tanto una delle serie che mi hanno resa la persona che sono. 


https://drive.google.com/uc?export=view&id=1SN_CMgTXqpV44qi6yCJicN5LqNBXmTbW


La serie si apre inquadrando subito le due protagoniste Lorelai e Rory (che poi, in realtà non so bene quando perché per me è sempre stato un dato di fatto, si scoprirà chiamarsi anche lei Lorelai) madre e figlia con solo 16 anni di differenza. Infatti all’inizio della serie Lorelai ha 32 anni e Rory 16, piano piano nel corso delle puntate si scoprirà che Lorelai ha avuto Rory con il suo ragazzo del liceo (Christopher) a 16 anni e che poi a 17 anni ha abbandonato la famiglia per andare a lavorare in un albergo ed essere autonoma. 

Una delle prime scene consiste proprio nel riavvicinamento tra Lorelai e i suoi genitori. Infatti Lorelai ha dei sogni molto ambiziosi per la figlia Rory, vuole farle frequentare Harvard, uno dei college più prestigiosi del paese o forse anche del pianeta, ma per poter fare ciò Rory ha bisogno di essere adeguatamente preparata in un’altrettanto valida scuola superiore, la Chilton, scuola che però Lorelai scopre soltanto dopo l’ammissione della figlia costare molto e per questo è costretta a chiedere un prestito ai suoi genitori. Questi ultimi acconsentono, ma a patto che tutti i venerdì sera che il Signore manderà in terra Rory e Lorelai vadano a cena a casa loro. A malincuore Lorelai accetta. La fiction si svilupperà a partire da questo momento seguendo l’istruzione di Rory e le varie vicessitudini amorose di quest’ultima e della madre. I nonni, come Rory dirà nel suo discorso del diploma, diverranno da quel momento la colonna portante della sua vita. 

La fiction originale si conclude con Rory che parte per seguire la campagna elettorale di Barak Obama del 2008. 

Dieci anni dopo la conclusione della serie sono stati rilasciati 4 episodi speciali (uno per ogni stagione) che raccontano le vicende delle Gilmore a 10 anni di distanza e per poter concludere la serie come la sua creatrice originale Amy Sherman-Palladino avrebbe voluto, perché infatti le stagioni finali della serie non erano state curate da lei e quindi il finale era stato molto diverso da quello che avrebbe voluto. Nei quattro episodi vediamo una Rory come non l’abbiamo mai vista: 32 anni (gli stessi che aveva sua madre all’inizio della serie) e completamente persa che vaga da una città all’altra e da un lavoro all’altro senza un piano né una meta per il suo futuro che sul finale si rivelerà molto diverso da quello che ci si è sempre aspettato da Rory. 


È una serie che come ho già detto ho molto amato, ma ho rivalutato negli anni. Mi ritrovo molto in una riflessione che faceva Ilenia Zodiaco in un video di dieci anni fa (link) che ho visto recentemente [piccola digressione: quando pulisco casa mi rilassa e aiuta molto ascoltare i video di Ilenia, solo che ormai quelli più recenti li ho visti tutti e quindi nelle ultime settimane sono ripartita dagli albori della sua carriera da Youtuber e me li sto guardando/ascoltando tutti] nel video  parlava del fatto che rivedendo/rileggendo  delle storie a distanza di tempo ci si identifica in personaggi diversi rispetto a quelli in cui ci si è identificati da bambini, la stessa cosa accade a me in questa serie, ma in particolare mi accade di notare di più alcune dinamiche che prima non notavo come per esempio il fatto che Rory sia stata sempre una foglia adultizzata, messa al pari della madre e che Loralai si sia un po’ servita di Rory per vivere la sua vita alternativa e quindi riponendo in lei tutte le sue aspettative. Inoltre quando ero piccola, succube del pensiero dominante di Lorelai che invade la serie ritenevo Emily l’antagonista della serie. Rivedendo la serie però con occhi più adulti mi sono resa conto che in realtà Emily non è altro che una nonna e una madre preoccupata. Una madre che non capisce e pensa di non aver mai capito sua figlia. Una nonna che vorrebbe il meglio per sua nipote e cerca di darglielo nel miglior modo che può secondo quello che per lei e per il suo sistema di valori, molto diverso da quello di Lorelai, ritiene più opportuno. Rory è un po’ nel mezzo tra le due: da una parte è cresciuta con gli ideali di Lorelai, dall’altra non capisce perché quest’ultima disprezzi tanto gli ideali dei suoi genitori. 

Ad arricchire la serie ci sono una serie di personaggi importanti, Luke l’amico barista dal quale Lorelai e Rory vanno tutti i giorni a fare colazione, il sindaco Taylor, la vicina di casa Babette, amica della celebre maestra di danza Miss Patty, che è un’autorità a Stars Hallow. Lo strambo Kirk, la Sookie, migliore amica di Loralai, Jackson, il verduraio dell’hotel dove Lorelai e Sookie lavorano e poi da un certo punto della serie in poi, marito di Sookie. Michel, il centralinista francese dell’hotel. E tanti altri personaggi che entrano ed escono dalle vite delle protagoniste lasciando loro qualcosa.

Questa serie in generale mi ha sempre fatta sentire a casa con i suoi ritmi quasi procedurali e ho sofferto con le protagoniste per qualsiasi loro rottura amorosa e difficoltà. Non è una serie perfetta, ma è una delle serie che mi ha resa la persona che sono. 

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