Passa ai contenuti principali

I hate suzie.

I hate Suzie è una serie britannica che racconta la storia di Suzie, una donna  sposata e con un figlio sordo divenuta famosa all'età di 15 anni e del cambiamento improvviso e repentino della sua vita in seguito a uno scandalo sessuale. 







Wit by the bucketload ... Billie Piper as Suzie with Leila Farzad as her friend and manager


La serie si apre mostrandoci Suzie all'apice della sua carriera: ha appena ottenuto una parte come protagonista in un film Disney e una troupe televisiva sta venendo in casa sua per immortalarla in delle foto per un servizio sulla serie tv di successo che sta girando, la scena idilliaca però dopo pochi secondi viene turbata dal diffondersi online della notizia dell'hackeraggio del suo telefono e della diffusione di alcune foto compromettenti, tra cui una con un uomo che chiaramente non è suo marito. Suzie dovrà fare i conti con questa situazione e sulle emozioni che essa comporterà. La serie aiuta a capire questa dinamica molto bene intitolando ogni episodio con un'emozione diversa. 
A sostegno di Suzie vediamo Naomi, la sua agente nonché amica d'infanzia, che la sostiene in tutto e tenta di mettere sempre una toppa ai danni che Suzie combina, spesso dimenticandosi anche di sé stessa. 
Il marito Cob è un personaggio ambiguo, appare a tratti risolto, sicuro di sé e una spalla per Suzie, a tratti invece  possessivo, psicologicamente violento e manipolatore. Frank, il figlio di otto anni, sordo dalla nascita, cerca di districarsi tra la sua condizione di diverso dagli altri e quello che sta vivendo in famiglia mostrando talvolta atteggiamenti molto problematici. 
Carter, l'uomo con cui Suzie tradisce il marito nonché regista della serie che sta girando, è un abile manipolatore. 
La dinamica però più bella e più interessante della serie sono i percorsi paralleli che fanno Suzie e Naomi, entrambe due donne alla ricerca di sé stesse e che si accorgono di aver sacrificato tanto per accontentare gli altri, ma non loro stesse, durante tutta la serie si percepisce da parte di entrambe chiara la domanda: Ma io cosa voglio? 


Ho trovato questa serie molto interessante e ricca di spunti di riflessione. Ve la consiglio vivamente. La trovate su Now tv. 

Commenti

Post popolari in questo blog

I may distroy you

È una serie molto particolare che ho scoperto grazie al podcast  TV Therapy ormai conosciutissimo da chi legge questo blog.   La serie è ambientata a Londra, con qualche piccolo sprazzo di Roma, città dove la protagonista si trovava in vacanza prima dei fatti narrati.   La protagonista, Arabella, giovane scrittrice è alle prese con il suo secondo romanzo, ma non sembra trovare l’ispirazione. Infatti nell’ultimo periodo ha dovuto affrontare alcuni momenti molto difficili dovuti a uno stupro che ha subito. Cercherà di non pensarci e di andare avanti con la sua quotidianità, ma il trauma subito continuerà a perseguitarla dovrà quindi iniziare a fare i conti con quello che le è successo, in quella occasione e nei momenti bui della sua vita che sembra aver rimosso, per riuscire poi a far ripartire l’ingranaggio della sua vita che sembrava ormai distrutto proprio su questo ultimo punto si sviluppa tutta la serie.   Arabella  nella serie non è mai sola, è sostenuta da...

Ciao Elisabetta

Ciao Elisabetta,  Di sicuro nessuno ti ha mai chiamata così eh? Perché chi aveva il permesso di chiamarti per nome ti avrà chiamata Elisabeth.  Eppure per ricordarti ho deciso di bandire ogni formalismo e ogni distanza in questa Lettere per cui ti chiamo Elisabetta.  Mi sei sempre stata cara perché mi ricordavi tanto la mia cara nonna Elisabetta, nata anche lei nell’aprile del 1926, ma che, purtroppo, non è stata longeva quanto te ed è morta all’età che ha oggi tuo figlio,  re Carlo III.   Non l’ho quasi conosciuta, è morta che frequentavo l’ultimo anno di asilo e di lei mi ricordo solo l’affetto che ci legava.  Saperti a Buckingam Palace mi faceva pensare, affettivamente parlando, di averci ancora una nonna e oggi è come se avessi perso un pezzettino di lei.  Ti ho sempre ammirata, perché in me non è mai passata la fissazione per i re, le regine e le principesse che di solito passa con la fine dell’infanzia (tant’è che il mio nick name su ...

Perché Be-real non mi piace e non mi farò mai un account su questo social

Ultimamente nella mia bolla sia su Instagram che su TikTok si parla tantissimo di questo nuovo social Be real, un social che si propone come realistico ovvero non permette di utilizzare filtri né foto presalvate, ma ti da la possibilità solo di scattare una foto da caricare (contemporaneamente con entrambe le telecamere del telefono) all’orario che decide l’app in modo tale da creare foto realistiche e non pre impostate.  Io capisco bene le motivazioni che hanno spinto questo social a nascere, una necessità di autenticità che spesso manca e il mio non vuole essere un giudizio né verso l’applicazione in sé né verso chi la utilizza, ma il mio punto di vista e i motivi per cui io personalmente ho deciso di non scaricarla.  Nonostante io apprezzi molto l’autenticità nella vita reale e sui social, francamente l’unica cosa bella che trovo di questo social è il filtro con le due fotocamere (peraltro già copiato da Instagram).  Per quanto mi riguarda, non è interessante...