Sono passati diversi anni dalla terza stagione e il mondo è cambiato molto, ora lo schermo principale non è più la televisione, ma le piattaforme di streaming. A suggellare questo cambiamento fin da subito in Boris4 si vedono due elementi: 1. Alessandro che nelle serie precedenti era semplicemente l’assistente dell’aiuto regista, ora è il grande boss della situazione e dipendente diretto della piattaforma. 2. La sigla è cambiata e pur mantenendo la melodia della vecchia sigla si fa con le parole parodia di sé stessa per adattarsi al nuovo contesto [NB. Chi mi conosce, sa che questo è un mio punto debole, adoro le canzoni parodia.. in primis Holly e Banji dei Gem Boy. Se non l’avete mai sentita vi metto qui il link di YouTube]
La serie parte con l’idea di Stanis (interpretato da Pietro Sermonti e che era già attore protagonista della serie gli occhi del cuore nelle precedenti stagioni) che si fa qui attore e produttore di una serie con Gesù. Ci saranno varie peripezie ironiche, incomprensioni con la piattaforma per la quale la serie deve uscire e difficoltà dello staff ad adattarsi a questo nuovo modo di procedere che alla fine faranno uscire un risultato diverso da quello aspettato, ma incredibilmente bello. Il messaggio che viene fuori, da questa stagione, ma da tutta la serie Boris nel complesso, è che non esiste una via giusta o sbagliata per eccellenza, ma esiste una propria via.
Commenti
Posta un commento