Gli autori visti con i miei occhi è una rubrica di questo blog in cui vi parlo (saltuariamente quando arriva l’ispirazione) di autori che amo e dei loro libri, delle loro trame e di cosa ho provato leggendoli. Per farveli conoscere come li ho conosciuti io, secondo il mio indiscutibile e personalissimo, punto di vista.
Amélie Nothomb è una delle autrici contemporanee che preferisco, ha una produzione vastissima a oggi conta ben 31 libri pubblicati, più una serie di manoscritti inediti. L’autrice infatti è dotata di una disciplina encomiabile, scrive tutti i giorni dalle 4 del mattino alle 8 e pubblica uno di questi libri scritti ogni anno, ma a sua detta ce ne sono alcuni che non pubblicherà mai e che rimaranno solo per sé. Data la quantità dei romanzi che ha scritto e il fatto che io abbia letto tutti quelli che ha pubblicato, ho deciso di parlavi di questa autrice in due post distinti. [NB. Anche Bianca Pitzorno ha scritto un’infinità di romanzi, ma nel post a lei dedicato ho parlato solo di quelli che ho letto io, perché in questa rubrica del blog vi racconto il mio punto di vista e non posso naturalmente fornire un punto di vista su dei libri che non ho letto].Nel presente post vi presenterò l’autrice e vi parlerò dei suoi romanzi autobiografici/di autofiction (perché spesso ad elementi puramente autobiografici l’autrice aggiunge elementi inventati e al limite del reale, arrivando persino a farsi uccidere sul finale da uno dei personaggi- ovviamente per non fare spoiler non vi dirà di quale romanzo si tratta, ma questo elemento è presente in ben due dei suoi romanzi realistici).
Chi è Amélie Nothomb?
Alla anagrafe Fabienne Claire Nothomb, nata in Belgio nel 1966. È la terza figlia di un diplomatico per tanto nella sua vita e in particolare nei primi anni della sua vita ha viaggiato moltissimo. Trascorre i primi anni della sua vita in Giappone, paese che lei considererà per sempre casa, tanto da tornarci poi numerose volte e tentare a un certo punto della sua vita di trasferirsi a lavorare lì (cosa che però, come racconterà nel romanzo “Stupori e Tremori” poi scoprirà non essere per lei). In Giappone frequenta la scuola Giapponese, mentre i suoi fratelli frequenteranno quella americana. Dopo il Giappone la famiglia si trasferisce in Cina, luogo molto diverso dal Giappone, e della quale Nothomb non ha un bel ricordo e a dire il vero non ebbe neanche l’opportunità di conoscere a pieno il paese perché trascorrerà tutta la durata del suo soggiorno nel ghetto dedicato agli stranieri. Durante gli anni del liceo il padre viene spostato a New York, dove Nothomb trascorrerà un periodo molto felice, studierà alla scuola francese e si appassionerà alla danza classica. L’essere strappata anche alla realtà di New York rappresenterà per la giovane una grande frattura, la famiglia infatti si trasferisce in Bangladesh, un paese con una cultura completamente differente e segnato dalla povertà, in seguito a questo trasferimento Amélie si ammalerà di anoressia, malattia che la segnerà moltissimo e della quale racconta in Biografia della Fame (il mio preferito tra tutti quelli che ha scritto). A 17 anni ritorna à Bruxelles, dove frequenta l’Università e prende la laurea in Filologia Classica. Tuttavia sentendosi legata più al Giappone che al Belgio, si trasferisce a Tokyo dove lavora come traduttrice, esperienza che la lascerà piuttosto traumatizzata e per tanto un anno dopo deciderà di tornare in Belgio dove nel 1992 scrive il suo primo romanzo “Igiene dell’assassino” che ha molto successo e da quel momento vive tra Parigi e Bruxelles, scrivendo come accennato sopra svariati libri all’anno e pubblicandone uno per anno.
È un personaggio eccentrico che si riconosce per i suoi ampi cappelli, il nero portato in ogni stagione e il suo immancabile rossetto rosso.
Autofiction:
Ho deciso di ordinare i libri non per pubblicazione, ma per il periodo della vita raccontato.
La metafisica dei tubi
Molto particolare e tenero ne ha scritti di migliori, ma il giudizio è certamente positivo. Si tratta di un resoconto abbastanza preciso dei primi 3 anni di vita dell’autrice, Nothomb cerca di immedesimarsi nella sé appena nata e di descrivere non soltanto quello che accade, ma anche le emozioni da lei provate in quel frangente, si avverte in particolare il suo affetto per il Giappone e il suo sentirsi parte di quella nazione in cui ha trascorso i suoi primi anni di vita.
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Sabotaggio d’amore

Spaccato dell’infanzia dell’autrice nel ghetto cinese. Interessante sguardo sulla storia cinese dal punto di vista puerile e anche sulla complicata vita dei figli dei diplomatici.
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Biografia della fame
L’autrice parla di sé attraverso il concetto della fame. Descrive la sua vita da “pellegrina” in giro per il mondo e della sua anoressia. La cosa che mi colpisce di più in questo libro, come mi aveva colpito in “sabotaggio d’amore” è che nel raccontare apre numerosi filoni narrativi e che alla fine ne conclude soltanto uno lasciando un alone di mistero sul resto.
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Stupore e Tremori
È stato il primo libro che ho letto dell’autrice. Dà uno spaccato molto interessante della società nipponica. Amélie, essendo nata in Giappone, aveva idealizzato questa realtà e ha un duro contraccolpo nello scontrarsi con una realtà dove lei viene considerata straniera, trattata con superiorità come se fosse un oggetto. Quindi Nothomb ci racconta di un suo momento nel quale dal punto di vista lavorativo è spaesata trovandosi in un incubo apparentemente senza via d'uscita.
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Né di Eva né di Adamo
Mi è piaciuto moltissimo. Racconta l'esperienza nipponica raccontata in Stupori e Tremori, ma mentre in quest'ultimo si concentra solo sull'ambito lavorativo in né di Eva Né di Adamo ci racconta cosa le accada nello stesso periodo dal punto di vista sentimentale, delle amicizie e del resto del tempo che non trascorreva in ufficio.
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La nostalgia felice
In questo libro Nothomb torna in Giappone dopo sedici anni dalle vicende raccontate in "Stupore e tremori" e "Né di Eva né di Adamo", questa volta insieme a una troupe televisiva per raccontare il paese del Sol Levante dopo il disastro nucleare di Fukushima. Fa un vero e proprio viaggio in cerca delle sue origini riuscendo anche a rincontrare la bambinaia che si era presa cura di lei quando era piccola.
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Petronille
In questo libro Nothomb racconta dell’amicizia nata con una sua lettrice a sua volta scrittrice. Si affronta la tematica di essere scrittori e del fatto che sia un mestiere per pochi eletti. Il finale tuttavia è romanzato e richiama molto il genere narrativo proprio della scrittrice di cui vi parlerò in un post successivo. Una lettura molto interessante.
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Una forma di vita
Molto carino e con ricchi spunti di riflessione. Racconta la situazione dei soldati durante la guerra in Iraq e le difficoltà nell’affrontare una delle più gravi malattie del nuovo millennio: l’obesità. Come in tutti i suoi romanzi autobiografici (Metafisica dei tubi, Stupore e tremore, Biografia della Fame, Petronille e La Nostalgia Felice) l’autrice racconta di sé senza filtri e questo fa sentire l’autrice molto vicina a sé quasi come se fosse un’amica e una confidente.
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Primo Sangue
Inserisco questo libro anche se non si tratta di propriamente di un’autofiction perché non parla di sé bensì del padre, ma dato che i contenuti trattati sono appunto ispirati alla figura del padre di Amélie, mancato durante la pandemia di Covid-19, ho pensato di inserirlo in questa sezione è non in quella dei romanzi.
Racconta di una complicazione diplomatica che si trova ad affrontare il padre (come in tutti i libri di Nothomb il confine tra finzione e realtà è molto labile per cui non si riesce a capire quanto ci sia di vero e di inventato in quello che racconta) che gli fa ripercorrere la sua infanzia e degli episodi significativi da lui vissuti. Libro che ha fatto vincere all'autrice numerosi premi tra cui il Premio Strega Europeo 2022.
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