Passa ai contenuti principali

Love Life

Domenica pomeriggio sono andata con la mia amica Chiara al cinema a vedere questo film. https://drive.google.com/uc?export=view&id=1t0yQDYcjTR4cRYmu8JVQV1jvH6O2tyP9

Era uno dei titoli che mi incuriosiva dei film del festival di Venezia di quest’anno. 

Love Life film giapponese del regista Kōji Fukada. Mi ha ricordato molto la concretezza delle ambientazioni di Ozu. Il film si apre con una situazione quotidiana insolita: Tazu, la protagonista, vuole a tutti i costi farsi accettare dal suocero che non vede di buon occhio la sua l’unione con il marito perché lei era già sposata con un figlio. La situazione viene però sconvolta da un fatto particolarmente drammatico che stravolgerà le vite dei protagonisti e le costringerà a fare i conti con il proprio vissuto e il proprio passato prima di sposarsi. 

I protagonisti non si pongono in chiave di risposta e non è mostrato un quadro ideale con il quale fare i conti mostrano semplicemente il loro tentativo di stare di fronte alla drammaticità della vita. Questo mi ha ricordato molto anche i romanzi di Murakami e tutta la letteratura e la narrativa giapponese che si pone in modo molto diverso da quella occidentale. Dai contenuti occidentali (non tutti, ma in molti casi sì) ci aspettiamo sempre un insegnamento, una qualcosa che ci permetta di vedere attraverso una realtà simulata come bisognerebbe agire in certi casi mostrando l’esempio positivo o negativo, dando in ogni caso in indicazione precisa di come la società si aspetta che una persona si comporti in una determinata situazione. Un film come Love Life invece è spiazzante perché il suo intento è puramente narrativo i personaggi  alle volte fanno cose incredibilmente senza senso ed è difficile immedesimarsi, ma perché è la loro storia non la nostra  e come in ogni storia vera il perché si agisce in un determinato modo piuttosto che in un altro dipende da una serie di fattori soggettivi ed empirici che ti hanno reso la persona che sei. 

Commenti

Post popolari in questo blog

I may distroy you

È una serie molto particolare che ho scoperto grazie al podcast  TV Therapy ormai conosciutissimo da chi legge questo blog.   La serie è ambientata a Londra, con qualche piccolo sprazzo di Roma, città dove la protagonista si trovava in vacanza prima dei fatti narrati.   La protagonista, Arabella, giovane scrittrice è alle prese con il suo secondo romanzo, ma non sembra trovare l’ispirazione. Infatti nell’ultimo periodo ha dovuto affrontare alcuni momenti molto difficili dovuti a uno stupro che ha subito. Cercherà di non pensarci e di andare avanti con la sua quotidianità, ma il trauma subito continuerà a perseguitarla dovrà quindi iniziare a fare i conti con quello che le è successo, in quella occasione e nei momenti bui della sua vita che sembra aver rimosso, per riuscire poi a far ripartire l’ingranaggio della sua vita che sembrava ormai distrutto proprio su questo ultimo punto si sviluppa tutta la serie.   Arabella  nella serie non è mai sola, è sostenuta da...

Ciao Elisabetta

Ciao Elisabetta,  Di sicuro nessuno ti ha mai chiamata così eh? Perché chi aveva il permesso di chiamarti per nome ti avrà chiamata Elisabeth.  Eppure per ricordarti ho deciso di bandire ogni formalismo e ogni distanza in questa Lettere per cui ti chiamo Elisabetta.  Mi sei sempre stata cara perché mi ricordavi tanto la mia cara nonna Elisabetta, nata anche lei nell’aprile del 1926, ma che, purtroppo, non è stata longeva quanto te ed è morta all’età che ha oggi tuo figlio,  re Carlo III.   Non l’ho quasi conosciuta, è morta che frequentavo l’ultimo anno di asilo e di lei mi ricordo solo l’affetto che ci legava.  Saperti a Buckingam Palace mi faceva pensare, affettivamente parlando, di averci ancora una nonna e oggi è come se avessi perso un pezzettino di lei.  Ti ho sempre ammirata, perché in me non è mai passata la fissazione per i re, le regine e le principesse che di solito passa con la fine dell’infanzia (tant’è che il mio nick name su ...

Libri Letti nel mese di agosto

Ecco a voi i libri che ho letto nel mese di agosto  Dance Dance Dance di Haruki Murakami  questo romanzo è a mio avviso fondamentale per cogliere a pieno l’opera di Murakami. Vi avevo già parlato di questo autore nel post del  mese scorso e  questo è il 5º libro e 4º romanzo che leggo di questo autore (il 5º era un saggio: “l’arte di correre”, bellissimo tra l’altro) e questo mi è parso in assoluto il più completo. È presente l’aspetto onirico, la componente sessuale onnipresente in tutti i romanzi dell’autore, il protagonista neutro e piatto che man mano che procede la storia acquista colore. È complicato descrivere questo romanzo perché ha al suo interno diverse componenti: thriller, onirica, erotica e introspettiva. Il protagonista di cui non viene mai svelato il nome (cosa non inusuale in Murakami) è un giornalista di Tokyo tormentato da un sogno ricorrente che si svolge in un albergo “The Dolphin Hotel” di Sapporo, dopo svariate ripetizioni del sogno, de...