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I libri che ho letto nel mese di luglio- parte 2

Ecco a voi la seconda parte dei libri che ho letto nel mese di luglio 


Tre di Valérie Perrin 




È la storia di un’amicizia. I tre protagonisti amici di infanzia si ritrovano dopo tanti anni e piano piano la loro storia ci viene narrata con salti temporali e colpi di scena. Ricorda molto lo stile del best seller dell’autrice cambiare l’acqua ai fiori. Mi è piaciuto molto. 

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La cura di Schopenhauer di Irvin Yalom 





L’ho incominciato, con molto scetticismo, su consiglio di Marta Perego @marta_perego (una delle bookinflucer di Instagram che seguo e che da sempre consigli molto accurati e in linea con il mio gusto personale), perché avevo letto “il dono della terapia” dello stesso autore qualche mese fa e sebbene sia stato un libro molto bello e formativo avevo fatto molta fatica a portarlo avanti perché i suoi contenuti non erano di semplice lettura. Invece “la cura di Schopenhauer” mi ha piacevolmente stupita perché al contrario di come mi ero immaginata affronta dei temi molto delicati rendendoli di facile comprensione. Adrian è uno psicoterapeuta di grande fama ed esperienza a cui viene diagnosticato un melanoma terminale. Dopo la diagnosi si ritrova a fare il bilancio della sua vita e inizia a ripensare ai suoi pazienti, dopo una serie di riflessioni si sofferma a pensare a un paziente in particolare, Victor, con il quale la terapia non aveva funzionato. Decide pertanto di ricontattarlo e di provare a capire se questo suo pensiero corrispondeva alla realtà e che cosa fosse successo al suo paziente dopo la conclusione della terapia. Victor accetta e Adrian scopre che dopo il fallimento della psicoterapia V. aveva trovato una cura alternativa: si era curato da solo leggendo Schopenhauer e questa terapia lo aveva colpito così tanto da decidere di diventare egli stesso un terapeuta frequentando una formazione in counseling filosofico. Dopo una serie di incontri tra i due Victor chiede ad Adrian di diventare il suo supervisore (elemento essenziale per poter diventare un counselor filosofico, Adrian accetta a condizione che però prima Victor si unisca al suo gruppo di terapia per qualche incontro. Victor accetta e malgrado fatichi a inserirsi nel gruppo diventerà piano piano un elemento arricchente. 
Forse è uno dei libri più belli che ho letto nel mese scorso. 


Il quaderno dell’amore perduto di Valérie Perrin 





Questo libro invece l’ho trovato molto deludente.  Racconta della storia di una ragazza che vive con i nonni e con il cugino  inseguito alla morte improvvisa dei loro genitori. La trama familiare e l'interseca con quella lavorativa della ragazza che è un'infermiera in una casa di riposo. 

La trama è piatta e avanza a fatica lo svolgimento mi ha delusa molto e nonostante alla fine vi sia un colpo di scena non lo ho apprezzato particolarmente e l'ho trovato totalmente disconnesso con il resto della trama. Non regge assolutamente il confronto con gli altri due titoli dell'autrice che invece mi sono piaciuti molto. 

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Un viaggio chiamato vita di Banana Yoshimoto 




Questo libro mi ha piacevolmente stupita. Non mi aspettavo molto, avevo già letto Kitchen della stessa autrice e non mi aveva particolarmente entusiasmata, invece questo libro l’ho trovato particolarmente gradevole. Banana Yoshimoto racconta alcuni episodi della sua vita e le esperienze che ha imparato viaggiando tutto questo con estrema leggerezza. 
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A proposito di lei di Banana Yoshimoto




Motivata dal libro precedente, ho deciso di lanciarmi su un altro titolo dell’autrice, che non mi ha delusa. Questo, a differenza del precedente, è un romanzo e quindi non ha niente di autobiografico. È una storia molto particolare e onirica sulla scia di Murakami, di cui per altro l'autrice è compatriota,  che sto imparando ad amare. Due cugini si rincontrano dopo tanti anni e devono fare i conti con un trauma del passato. Insieme rimetteranno insieme i pezzi della loro storia famigliare fino a giungere a una conclusione assolutamente inaspettata. 

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Di troppo amore di Ameya Gabriella Canovi 




Quest’ultimo, per i suoi contenuti, è molto più impegnativo dei precedenti. La psicoterapeuta racconta, in modo accuratamente scientifico, della dipendenza affettiva. Ne descrive le diverse variabili e attraverso la sua esperienza personale e quella dei suoi pazienti prova a ricostruire il perché si verifichi e a dare degli strumenti per riconoscerla. Molto interessante e utile per capire alcune dinamiche di sé. 

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