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Lo sport è frivolezza?


L’esercizio fisico e la competizione agonistica fanno parte della quotidianità di ognuno di noi.
Tutte le settimane le nostre giornate sono scandite dallo sport. Dalle partite di calcio in televisione all’allenamento personale (in palestra, nella propria casa o, se il tempo lo permette, all’aria aperta). Può trattarsi di una passione o semplicemente del desiderio di tenersi in forma. Si tratta però semplicemente di un passatempo o qualcosa che può contribuire alla storia e alla società?

Anticamente, in particolare nelle società greche e latine,lo sport era qualcosa di fondamentale per la crescita di un individuo e inoltre propedeutico alla guerra: essere adeguatamente allenati era un’esigenza di sopravvivenza.Nei secoli, fortunatamente, l’esercizio fisico ha perso questo suo intento così radicale e si è sviluppato in ogni nazione e società con delle caratteristiche identitarie peculiari. Ogni cultura nella danza, nell’arte del combattimento e nei giochi di squadra ha trovato il proprio modo di mettersi alla prova e far conoscere le proprie abilità al resto del mondo. Dopo i primi anni del Novecento si è data sempre più importanza all’abilità mentale e meno a quella fisica. 

A partire dalla Prima Guerra Mondiale, inoltre, l’ago della bilancia si è spostato, le battaglie si sono fatte più brutali e meno fisiche. Le guerre si vincono o si perdono ai tavoli delle trattative. 

Allenarsi sembra quindi un esercizio accessorio, che non contribuisce minimamente all’andamento della società. Perché allora lo sport e l’allenamento continuano a essere parte costitutiva delle giornate di molti?

Si potrebbe sostenere che sia per via dell’antico detto latino “Mens sana in corpore sano” e quindi degli enormi vantaggi che ha lo sport nella crescita e nella formazione dell’individuo; tuttavia, questo non spiega l’importanza mediatica degli atleti al giorno d’oggi. Lo sport, infatti, non è solo allenamento, ma anche esibizione. 

È possibile trovare una risposta a queste domande spostandosi un attimo dall’ambito dello sport e osservando il pensiero di Alessandro Manzoni sui protagonisti della storia, il celebre romanziere infatti sosteneva che la vera storia dell’umanità non fosse fatta da grandi condottieri, ma da persone comuni ed è per questo motivo che nel suo capolavoro “i Promessi Sposi” decide di raccontare la storia di Renzo e di Lucia e non di grandi personalità storiche. Tornando all’ambito sportivo, lo stesso pensiero seppur su argomenti diversi,lo condivideva il celebre ciclista Gino Bartali  il quale riteneva che occorreva fare il bene, non dirlo e non sfruttare le disgrazie altrui per farsi belli. 

Quest’ultimo, infatti, come racconta in un articolo il suo amico giornalista Cristiano Gatti non è solo stato un grande ciclista, ma anche un uomo che ha saputo utilizzare il suo talento per fare del bene: nel 1943 accolse la proposta del vescovo fiorentino Elia Della Costa di portare nel telaio della sua biciletta dei documenti falsi per liberare gli ebrei prigionieri dei fascisti e inseguito ha anche nascosto in casa sua una famiglia di ebrei. Non si è mai vantato di questo fatto, che è, venuto infatti alla luce molto tempo dopo. 

Tuttavialo sport può essere utilizzato anche come strumento di propaganda, come è accaduto Nadia Comaneci, la più importante ginnaste al mondo. L’incredibile talento della ginnasta, infatti, doveva servire alla Romania, all’epoca sotto il regime sovietico per far riconoscere la propria importanza come nazione al mondo. La ragazza era dunque costretta a ritmi di allenamento massacranti per raggiungere livelli di perfezione che rimangono insuperati dopo quasi cinquant’anni. 

Un altro esempio da prendere in considerazione è la tennista Naomi Ōsaka, una delle più grandi campionesse al mondo, che recentemente ritirandosi prematuramente dalla competizione di una gara fondamentale per la sua carriera a causa di problemi psicologici, ha dato un grande esempio di come la salute mentale non sia mai un fattore da sottovalutare e che al giorno d’oggi sia un problema urgente da affrontare e prendere in considerazione. 

Cos’hanno in comune queste tre personalità? Sono tre persone figlie della loro epoca e come tali si muovono nel mondo e danno il loro contributo con il loro talento. Lo sport per loro non è dunque nient’altro che l’espressione di quello che meglio sanno fare. 

Per concludere, lo sport con i secoli è cambiato e continuerà a mutare la sua funzione e la sua importanzaha a che fare con la società e con la storia perché le persone che lo praticano fanno parte di una società e di un’epoca storica e come possono utilizzano il loro talento per fare del bene, come nel caso di Gino Bartalivengono strumentalizzati per il loro talento come nel caso di Nadia Comaneci,utilizzano le loro possibilità per tutelare se stessi e fare del bene agli altri come nel caso di Naomi Osaka e continuerà a essere utilizzato a seconda del bisogno che ne si avranno in quel momento.

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