Alcune sere fa per addormentarmi ho visto questo film.
Non avevo grandi aspettative, semplicemente desideravo spegnere il cervello e addormentarmi, diciamo che di per sè ha fatto il suo dovere, mi ci sono infatti volute tre sere per vederlo bene tutto, però mi ha dato anche uno spunto di riflessione.
Il film rappresenta il contrasto netto tra due generazioni i Millennials e la Z Generation.
[NB. Ci sono spoiler. ]
La protagonista, una capo cherleader dei primi anni 2000 —che lavora sodo per raggiungere l’onorificenza (a suo avviso) più grande di tutte: quella di reginetta del ballo— durante una esibizione incappa in un brutto scherzo della sua acerrima rivale, Tiffany: cade a terra durante un’acrobazia e resta in coma per 20 anni.
Si risveglia a 37 anni, con un corpo che non riconosce, ma con la testa ferma a 20 anni prima. Lo shock però non finisce qui infatti poco dopo essersi svegliata scopre che Tiffany si è appropriata della vita a cui ambiva lei: vive nella casa dei suoi sogni, con il ragazzo del liceo di Stephanie!
Dopo un momento di desolazione prende la sua decisione: tornare al liceo, prendersi il titolo di reginetta, come era previsto per poi poter procedere con la sua vita.
Il liceo che però Stephanie trova è molto diverso da quello che aveva lasciato—per lei un attimo prima, ma nella realtà vent’anni dopo—la generazione Z infatti è molto diversa da quella Millennials, mentre per questi ultimi la priorità era primeggiare a ogni costo, per la Z generation l’obbiettivo è il benessere, la non prevaricazione, l’orgoglio della diversità, ciò che veniva discriminato nei primi anni 2000, nel 2022 è punto di vanto, ciò che era importante nel 2000 (essere popolare, avere tanti amici, essere bravi negli sport, belli e impeccabili per non essere esclusi dal gruppo dei popolari) ora non lo è più. Non è tutto rosa e fiori, l’aggressione diretta è diventata passivo-aggressiva, agli amici da avere per essere popolare, si sono sostituiti i follower e l’attenzione sociale è comunque alta anche se con obbiettivi diversi e più moralmente accettabili.
Stephanie si scontra subito con Bri, la nuova star del liceo, intoccabile influencer con migliaia di follower nonché figlia di Tiffany.
Tiffany è una mamma ingombrante, presente in tutti i comitati dei genitori con il preciso intento di mettersi al centro dell’attenzione e acquisire importanza nel riflesso di sua figlia, quella notorietà che da adolescente veniva oscurata da Tiffany. Dopo una serie di vicende si arriva alla serata finale del ballo, dove a fronteggiarsi sono principalmente Stephanie e Bri. In modo non troppo inaspettato vince Bri, ma quest’ultima tirando uno schiaffo morale a sua madre e a tutti noi Millennials, decide in ultimo di rinunciare al titolo in favore di Stephanie, perché si accorge che per quest’ultima era più importante che per lei.
Questa scena è stata per me la chiave di confronto tra Millennials e Gen Z.
Penso che a partire dalle manifestazioni per il cambiamento climatico la differenza tra Millennials e Gen Z si sia vista da subito: noi Millennials andavamo in manifestazione per perdere un giorno di scuola o per portare avanti ideali che infondo non erano nostri e scimmiottare l’adolescenza dei nostri genitori boomer, la Gen Z scende in piazza per i propri di ideali.
Noi Millennials abbiamo sdoganato il fatto che non tutto possa andare bene, siamo stati i primi a mostrare il disagio nei confronti di questa società della performance, disturbi quali AdP o DCA hanno purtroppo ancora molta risonanza nella nostra generazione. Abbiamo fatto vedere che soffriamo e ci siamo dimostrati arrabbiati di questa sofferenza, ma infondo continuiamo a riproporre quello che bene non andava, pensando di non poter fare altrimenti, pensando che infondo sia un problema individuale, che si possa fare poco per cambiare le cose. Alcuni urlano alla parità, altri soffrono troppo per poter fare qualcosa e altri ancora tutto sommato si adattano alla realtà che si trovano davanti per poter sopravvivere ed essere considerati. La Z Generation invece ha preso la nostra rabbia e ha iniziato a fare qualcosa, a dire no. Ci sta dimostrando giorno dopo giorno che si può dire di no e che si può agire per cambiare le cose: bisogna scendere in piazza per i problemi reali, per sensibilizzare le persone, ma poi nella vita di tutti i giorni continuare a combattere, ne è un esempio l’assessora del comune di Milano Gaia Romani che ha scelto di farsi cambiare la targa da Assessore a Assessora, per sottolineare che anche una donna può essere un esempio, ma come lei lo sono tanti altri ragazzi che utilizzano i social per occuparsi di tematiche ambientali, politiche e culturali o che a scuola portano avanti i loro ideali.
Per concludere, grazie Gen Z, per quello che hai fatto fin ora e per le cose meravigliose che farai in futuro

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