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Congedo mestruale

Qualche  sera fa, nella tweet line mi è apparso un tweet di una ragazza che chiedeva un parere sul congedo mestruale probabilmente in reazione alla notizia del disegno di legge sulla salute riproduttiva e sessuale e il diritto all’aborto in discussione al consiglio di legge spagnolo. Il disegno di legge prevede tra le altre cose l’introduzione del congedo mestruale. Subito ho risposto dicendo che secondo me sarebbe il riconoscimento di un fondamentale diritto  femminile. Poi, come mia abitudine, sono andata a leggere i commenti di altri —non li leggo mai prima, perché temo sempre che questi possano influenzare il mio parere prima che io lo abbia capito fino infondo. Scrivere infatti mi serve a chiarirmi e a capirmi. Sebbene quando inizio a scrivere so quello che sto scrivendo, altrimenti non lo scrivo, il più delle volte mi si chiarifica nel mentre, nella scelta dei termini e delle parole infatti prende forma e diventa così più chiaro anche a me cosa voglio dire e cosa è importante per me in quella discussione— 

Leggendo i commenti sono rimasta molto colpita da due cose: 1. La temuta possibilità che qualcuna faccia la furba e si prenda giorni pur non avendone bisogno 2. Il fatto che l’introduzione di questa norma possa fare il giro e diventare uno svantaggio in quanto incentiverebbe un datore di lavoro  a preferire a parità o meno di curricula un uomo a una donna. 

Leggere queste due affermazioni mi ha fatto salire una rabbia incredibile. 

Ho provato a esprimerlo in diversi modi, ma mi accorgo che forse il modo più adeguato (anche se in un diverso contesto) l’ho trovato scritto da Carlotta Vagnoli nel suo libro “Memorie delle mie puttane allegre”

Vi riporto la citazione: 

“si rimane monolitici, escludendo a priori le necessità che hanno portato una persona ad agire in un determinato modo. 

Questo lo si vede bene nella totale incapacità di accettare percorsi differenti dai nostri, e avviene perché la comunicazione tra persone distanti e con pochi punti di contatto tende immediatamente alla polarizzazione […] trovarci davanti a storie che non sono nemmeno tangenti alla nostra ci spinge sul podio dei giudicanti, mettendo il velo della morale davanti a quello dell’umanità e della sua imprescindibile fragilità” 

Eh già perché tutti siamo fragili. E ognuno ha un suo vissuto che può essere o meno capito dagli altri. 

Per cui secondo me il punto è questo: concederci di essere donne e che in quanto donne abbiamo le mestruazioni è il primo passo per un riconoscimento. Il datore di lavoro si metterà l’anima in pace e con lui anche il cliente. Tutti ci dobbiamo mettere l’anima in pace, continuare a correre fingendo di essere quelli che non siamo spinti da un’ ansia performativa,  non ci serve. Ci serve essere tutti sempre più consapevoli dei nostri limiti e stare bene senza pretendere che una donna sia un uomo, perché non lo è, una donna nel suo lavoro porta il suo essere donna. Il congedo mestruale è dunque il riconoscimento di una complessità che deve lavorare di pari passo al riconoscimento di una serie di diritti che portino sempre più alla parità di genere, dove per parità si intende che ognuno abbia la possibilità d mettere in gioco sé stesso le proprie risorse senza che gli altri lo schiaccino con il loro privilegio; una vera parità che fa bene a tutti, anche a chi le mestruazioni non le ha. 

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